5 grafici su clima e rinnovabili da non perdere

5 grafici su clima e rinnovabili da non perdere

Il 2015 è stato un anno importante per il clima e le soluzioni al cambiamento climatico. Un gran numero di dati sono emersi cha hanno permesso di realizzare grafici particolarmente interessanti.

Il progresso nell’energia pulita

Il miglior grafico in tema di tecnologie energetiche arriva dal rapporto del DOE pubblicato lo scorso novembre, “Revolution…Now The Future Arrives for Five Clean Energy Technologies”. Il grafico dimostra lo splendido progresso che le tecnologie energetiche pulite hanno fatto negli ultimi anni, l’implementazione accelerata ha creato economie di scala e ha portato rapidamente le tecnologie verso il basso della la curva.

DOE-RevolutionNow

 

Quest’anno abbiamo imparato che, come il solare fotovoltaico ha raggiunto la competitività economica alcuni anni fa determinando una crescita esplosiva del PV a livello statunitense e a livello globale, le batterie delle auto elettriche hanno anch’esse raggiunto la competitività economica,  questo significa che anche i veicoli elettrici continueranno la loro crescita esponenziale.

Un reale plateau delle emissioni?

Il secondo miglior grafico del 2015, soprattutto per la buona notizia che veicola, è quello prodotto dal Global Carbon Project  (GCP) e pubblicato a dicembre, Reaching peak emissions. Secondo il GCP “La rapida crescita delle emissioni globali di CO2 – prodotte dai combustibili fossili e dall’industria  – si è arrestata negli ultimi due anni, nonostante la costante crescita economica. Questo è legato alla Cina che ha diminuito l’uso del carbone, in gran parte responsabile delle emissioni, e al rallentamento della crescita globale del petrolio e a una contemporanea rapida crescita delle rinnovabili.”

Global Carbon Project graph

Credit: Global Carbon Project

Il consumo di carbone cinese è contrassegnato da un trend in discesa, con una riduzione di oltre il 4% solo per il 2015 (vedi qui). La Cina ha infatti ridimensionato in modo considerevole l’uso del carbone per le centrali elettriche, ma anche alcune industrie energivore (cemento, acciaio e ferro) cinesi hanno abbandonato o ridotto il consumo di carbone.

Quando si combinano l’azione accelerata della Cina con lil successo dell’accordo di Parigi e la rivoluzione cleantech in corso, allora appare evidente come il biennio 2014-2015 abbia segnato un punto di svolta nella linea di tendenza delle emissioni di CO2 e potrebbe anche rappresentare un reale plateau della curva.

L’impatto della CO2 sui livelli cognitivi

Durante lo scorso anno sono stati pubblicati numerosi report scientifici, ma nessuno è stato più inatteso e potenzialmente più incisivo da un punto di vista della salute pubblica come quello redatto dalla Harvard School of Public Health secondo cui l’anidride carbonica (CO2) ha un impatto diretto e negativo sulla cognizione umana e sul processo decisionale.

I ricercatori hanno scoperto che, in media, i punteggi cognitivi delle persone sottoposte ai test sono scesi del 21 per cento se messi in presenza di un aumento della concentrazione di CO2 di 400 ppm. Ecco i risultati per quattro delle nove funzioni cognitive osservate in un test sull’effetto della CO2 a concentrazioni elevate:

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Non c’è pausa nel riscaldamento globale

Altri due grafici meritano attenzione. In primo luogo, il 2015 è stato l’anno in cui  è diventato finalmente chiaro il fatto che non ci sia mai stata una  “pausa” nel riscaldamento della temperatura superficiale. Naturalmente, gli scienziati avevano sottolineato che gli oceani, dove si concentra oltre il 90 per cento del calore del riscaldamento globale causato dall’uomo, erano soggetti a un’accelerazione del riscaldamento negli ultimi anni.

Sebbene i negazionisti della scienza del clima e alcuni media abbiano sostenuto un presunto rallentamento dell’aumento delle temperature dell’aria di superficie, tale posizione è stata  presto contraddetta da Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute of Space Studies della NASA, che ha  twittato, “C’è la prova che vi sia un cambiamento significativo di tendenza a partire dal 1998? (LA risposta è: No.)” e ha attaccato questo grafico:

NASA temperature data

Una chiamata all’azione dopo Parigi

Infine, nel 2015, la NASA ci ha fornito un grafico che è stato un importante richiamo a ridurre l’inquinamento di carbonio. Se non incominciamo ad agire in modo sempre più deciso sui cambiamenti climatici, ecco quello che succederà secondo uno studio sulle proiezioni climatiche della NASA. Le aree più scure hanno un livello di aridità del suolo paragonabile a quello che era stato osservato durante le temereste di sabbia “Dust Bowl” che colpirono gli Stati Uniti nel 1930.

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Fonte: Climate Progress

Data: Gennaio 2016

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