Cosa prevede il nuovo accordo europeo sulle energie rinnovabili al 2030

Cosa prevede il nuovo accordo europeo sulle energie rinnovabili al 2030

È stato raggiunto l’accordo europeo tra Parlamento europeo, Commissione europea e Consiglio europeo su quella che la sarà la transizione energetica del Vecchio continente per i prossimi dieci anni e sulle normative che la guideranno. Si tratta di un compromesso raggiunto tra i Governi europei, i rappresentanti delle istituzioni europee e parte della società civile nell’ambito del pacchetto “Clean energy for all Europeans“, presentato nel novembre 2016. L’intesa significa che due delle otto proposte normative racchiuse nel pacchetto sono state accolte favorevolmente dai legislatori. Ora l’asticella si alza, nonostante il piano precedente prevedesse solo il 27 per cento di energia da rinnovabili. Il nuovo obiettivo proposto è quello di raggiungere una quota vincolante di energia rinnovabile del 32 per cento entro il 2030, con una clausola di revisione al 2023. Significa che un terzo della domanda complessiva di energia dovrà provenire da fonti rinnovabili, trasporti inclusi.

Il nuovo quadro normativo arriva dopo lo storico pacchetto 20-20-20 e dopo che lo scorso 14 maggio era stato approvato il nuovo pacchetto di misure sull’efficienza energetica. Secondo il commissario per l’Azione e l’energia per il clima Miguel Arias Cañete si tratta di “un vero e proprio trionfo dei nostri sforzi per sbloccare il vero potenziale della transizione energetica pulita dell’Europa. Il nuovo accordo europeo ci aiuterà a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e si tradurrà in più posti di lavoro, minori costi energetici per i consumatori e meno importazioni di energia”.

Più libertà per i cittadini europei di produrre e consumare energia da rinnovabili

Uno dei punti nevralgici del nuovo accordo, come spiegato da Greenpeace è quello che “garantisce ai cittadini europei, alle autorità locali, ai piccoli imprenditori e alle cooperative il diritto di produrre, consumare, immagazzinare e vendere l’energia rinnovabile autoprodotta, senza essere per questo soggetti a sanzioni fiscali o oneri burocratici eccessivi”. Cosa accaduta ad esempio in Spagna, con la cosidetta “tassa sul solare”, che impone alle strutture che producono per autoconsumo oltre 10 kW, di pagare tasse aggiuntive. Ma l’accordo dovrebbe impedire che i Governi europei promulghino normative che vadano ad operare retroattivamente su sgravi fiscali ed incentivi, come accaduto in Italia o nel Regno Unito.

Fonte: Lifegate

Data: Luglio 2018

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