Eni è stata attaccata in Nigeria: è tempo di ripensare il ruolo delle imprese energetiche

Eni è stata attaccata in Nigeria: è tempo di ripensare il ruolo delle imprese energetiche

“Alcuni miliziani si sono presentati nel delta del Niger, regione ricca di petrolio, nel momento in cui il paese deve affrontare una grave contrazione economica” è il sottotitolo di un pezzo sui recenti attacchi contro gli impianti Eni in Nigeria.

La Nigeria è un paese ricco di risorse e di grande talento umano. Ha anche molti poveri, un sacco di violenza, una corruzione diffusa e sta vivendo una contrazione dell’economia. Le persone non prendono le armi senza ragioni… in generale ed Eni, la società energetica italiana, probabilmente non era il vero obiettivo dei recenti attacchi. Piuttosto sono da biasimare l’emarginazione e la povertà delle comunità combinate ad una fiducia limitata verso quello che il governo sta facendo per loro. Inoltre, cause e conseguenze di violenze e di conflitti non portano mai buone notizie.

Eni, come le società energetiche simili, è grande e potente e può fare molto per i paesi come la Nigeria e per altre situazioni colpite dalla violenza.

Per cominciare, queste aziende possono e, in molti casi fanno, adottare comportamenti conformi alle norme internazionali in termini di responsabilità di impresa (Oecd Mne Guidelines), di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Principles for Responsible Investment o Pri) e di rispetto dei diritti umani (Human Rights Guiding Principles). In questo modo, almeno evitano di “fare del male”.

Inoltre possono svolgere un ruolo chiave nel ri-vitalizzare le economie che sono state colpite da anni di governi fallimentari o da conflitti, contribuendo a diversificare e reinventare i mercati energetici al fine di fornire una maggiore e un migliore accesso all’energia pulita alle persone che ne hanno bisogno. Questo è fondamentale in paesi come la Nigeria e in intere regioni come il Medio Oriente e il Nord Africa (Mena), dove la crescita è in stallo, se non invertita. In Libia, per esempio, il pil si stima sia diminuito del 10 per cento e il reddito pro capite è sceso a meno di 4.500 dollari americani, rispetto a quasi 13.000 del 2012.

Fonte: Donata Garrasi su Linkedin

Data: Giugno 2016

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