Etichette energetiche elettrodomestici: le lobbies contro i consumatori

Etichette energetiche elettrodomestici: le lobbies contro i consumatori

Ci sono dettagli che il consumatore non coglie. La guerra in corso tra i deputati del Parlamento europeo sulla revisione della normativa sull’etichetta energetica degli elettrodomestici, per esempio. Quell’etichetta che fornisce informazioni su efficienza e consumi energetici, ma che per molti cittadini rimane un mezzo mistero. Non solo per colpa loro.

Martedì 14 giugno, il voto della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo ha rimandato di diversi mesi la revisione della normativa Ue sull’etichetta energetica degli elettrodomestici, negando al relatore del dossier il mandato per avviare i negoziati formali. Il documento elaborato dall’eurodeputato del Movimento 5 stelle Dario Tamburrano a commento delle proposte della Commissione europea dovrà tornare in plenaria in seconda lettura, in data ancora da definire, come auspicato dal Partito Popolare Europeo.

La storia comincia nel luglio scorso, quando la Commissione europea propone una riforma della direttiva europea sull’Etichetta energetica, che prevede anche una nuova classifica per gli elettrodomestici. Una scala da A a G – cioè dalla classe migliore a quella peggiore – che sostituisce quella attuale, che va da A+++ a D, e che risulta ampiamente superata se si considera che gli elettrodomestici bianchi posso rientrare ormai solo nelle classi A+++, A++ e A+ mentre tutte le altre sono fuori legge. Paradossalmente, infatti, nel corso degli anni (con l’introduzione dei +) l’etichetta energetica europea è diventata meno chiara per i consumatori. E’ stato dimostrato che chi acquista elettrodomestici di classe A, A +, A ++ e A +++ pensa siano tutti efficienti. Ma non è così. Lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi di classe A + possono consumare anche il 40 per cento di energia in più rispetto ai modelli +++.

Il testo sottoposto al voto di martedì 14 era già frutto di un lungo e faticoso compromesso tra i partiti politici. Da un lato, il gruppo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica e i Verdi che ritengono la revisione necessaria e urgente nell’interesse dei consumatori; dall’altro il Partito Popolare Europeo che insiste nel volerne rallentare i tempi per non danneggiare le imprese del settore.

La Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha dato però l’ok, con favore quasi unanime, al progetto di un grande database che raccoglierà le informazioni sull’efficienza energetica e i consumi di tutti gli elettrodomestici. E sono stati approvati i tempi previsti dal documento, per la revisione degli elettrodomestici in base ai nuovi standard da A a G: le asciugatrici, gli aspirapolvere e i condizionatori saranno “rietichettati” entro cinque anni dall’approvazione della legge. Mentre le stufe, gli scaldabagni e le caldaie avranno sei anni di tempo. Una categoria più piccola, che comprende lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e televisioni avrà invece 21 mesi per sostituire l’etichetta.

Niente da fare, invece, sulla partita della pubblicità. Secondo la proposta avanzata a luglio dalla Commissione europea, la pubblicità di televisori, lavatrici, frigoriferi e altri elettrodomestici dovrebbe fornire le informazioni sugli standard energetici dei prodotti, come si è tenuti a fare per le automobili.

Fonte: La Stampa

Data: Luglio 2016

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