Fallisce il secondo più grande fornitore di carbone degli Stati Uniti

Fallisce il secondo più grande fornitore di carbone degli Stati Uniti

Arch Coal, il secondo più grande fornitore di carbone degli Stati Uniti dopo Peabody Energy (nelle sue miniere si estrae il 13% delle forniture di carbone degli Usa), ha annunciato di aver depositato gli atti per la bankruptcy protection perché, dopo aver subito ingenti perdite per diversi trimestri di seguito, non è più in grado di ristrutturare il suo debito.

La gigantesca compagnia energetica è una dei principali protagonisti del mercato del carbone negli Stati Uniti, gestisce interi bacini carboniferi, compreso quello del Powder River, in Colorado, e la sua dichiarazione di fallimento taglia probabilmente le gambe al progetto di espansione della miniera di West Elk, in attesa dell’approvazione da parte dell’US Forest Service, che prevede di aprire 67 miglia di strade e 450 siti di trivellazione  in  20.000 acri di foreste intatte, degradando così l’habitat per alci, trote e altri animali selvatici. Il periodo di consultazione pubblica per la proposta West Elk di Arch Coal termina il 15 gennaio.

Negli ultimi 5 anni Arch Coal ha subito un drammatico declino: nei primi mesi del 2011 le sua azioni valevano più di 360 dollari l’una, prima dell’annuncio del fallimento erano precipitate a 1 dollaro l’una, quindi agli azionisti che avevano investito sul carbone rimarrà solo i un pugno di mosche.

La richiesta di fallimento è stata causata dalle spese folli fatte dalla Arch Coal durante il picco dei prezzi del carbone, che alla fine hanno portato la compagnia ad avere oltre 5 miliardi di dollari di debito a lungo termine, la maggior parte dei quali dovrebbe essere restituita nei prossimi 2-4 anni. Cosa ormai impossibile, visto che solo 2015 Arch Coal ha accumulato perdite per  più di 500 milioni di dollari. Nonostante tutto questo, Arch Coal ha continuato ad aumentare gli stipendi e i benefit dei suoi dirigenti per le loro strategie di falliti e per non essere riusciti ad adattarsi alle nuove preoccupazioni per la salute pubblica per l’inquinamento da carbone e alla crescente domanda di energia pulita.

Secondo Roger Singer, direttore regionale di Sierra Club Colorado «La cattiva gestione finanziaria di Arch Coal dimostra perché le agenzie federali devono smettere di salvare questa azienda imbrogliando i contribuenti del Colorado con tassi di royalty ridotti, che negli ultimi anni sono costati ai contribuenti circa milioni di dollari. Questo fallimento dimostra il motivo per cui non dovremmo consegnare uno dei beni più preziosi del Colorado – la nostra natura selvaggia, i nostri terreni forestali privi di strade, insieme all’acqua, alla fauna selvatica e alle attività all’aperto che proteggono – per consentire ad Arch di aprire strade per ulteriori espansioni di una miniera di carbone. Questa bancarotta, che arriva sulla scia dello storico accordo universale sul clima di Parigi, è un chiaro segnale che il carbone è un combustibile del passato del Colorado e che il futuro del Colorado sarà alimentato dall’energia pulita che non danneggia la salute pubblica, le risorse naturali, o il nostro clima».

La notizia del fallimento di Arch Coal arriva mentre anche molti dei suoi concorrenti, come Patriot Coal, Walter Energy e Alpha Natural Resources, hanno presentato istanza di fallimento.

Il 2015 è stato un anno terribile per l’industria carbonifera Usa: i prezzi del gas naturale bassi e le nuove normative ambientali hanno fatto crollare la produttività delle miniere al livello più basso degli ultimi 30 anni, lontanissima dal picco raggiunto nel 2008. La produzione del 2015 è stata il 10% in meno di quella del 2014.

Anche le nuove politiche climatiche hanno ostacolato l’utilizzo del carbone, che per le utilities energetiche è diventato più costoso e inquinante del gas. Ad aprile 2015 il gas ha superato per la prima volta il carbone come fonte primaria di produzione di energia elettrica negli Usa, anche se il carbone era nuovamente passato in testa a maggio.

 

Fonte: Green Report

Data: Gennaio 2016

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