Fracking e terremoti

Fracking e terremoti

Per Cathy Wallace, i terremoti che spostano la sua ordinata casa di periferia a Dallas si sentono come temporali sotterranei. Prima arriva un rombo lontano, poi un tuono e quindi una scossa. La casa viene mossa e le finestre tremano. Le stampe incorniciate alle pareti si inclinano e sferragliano. Un vaso di vetro pesante si ribalta e cade.

I momenti peggiori sono quelli tra il rombo e l’impatto. “Ogni volta che succede si sa che il terremoto sta per colpire, ma non sai mai quanto sarà grave quello che sta per capitare,” dice. “Sarà questo più grande rispetto al precedente? Sarà questa la parte della mia casa che cadrà in macerie? È spaventoso. È molto spaventoso”.

Fino al 2008 la US Geological Survey non aveva mai registrato un singolo terremoto nella zona di Dallas-Fort Worth, in cui Wallace ha vissuto per più di 20 anni. Da allora, lo scorso anno la città e le sue immediate periferie è stata scossa da quasi 200 terremoti. Tutto lo Stato, il Texas, sta vivendo un aumento dei terremoti sei volte maggiore rispetto alla media storica. Oklahoma ha visto un picco pari a 160 volte in più di terremoti, alcuni dei quali hanno causato ricoveri in ospedale e danni ad edifici ed autostrade. Nel 2014 il tasso di terremoti dello Stato ha superato quello della California.

Fonte: USGS

Fonte: USGS

L’aumento dei terremoti coincide con un aumento dell’attività di perforazione nell’area. La casa di Wallace, per esempio, si trova al di sopra della Barnett Shale Formation, uno strato di roccia nera dura in cui è contenuto il secondo più grande deposito di gas naturale americano. Tra il 1998 e 2002 le aziende hanno iniziato la perforazione in questa area utilizzando la tecnica della fratturazione idraulica, o fracking, che prevede il pompaggio ad alta pressione nel terreno di milioni di litri di acqua mischiati a sabbia e sostanze chimiche per rompere la roccia e far rilasciare il gas. Il gas arriva fino al pozzo e così fa anche il fluido del fracking, insieme alla soluzione ricca di sali da essere ritenuta pericolosa. I fluidi vengono ri-pompati giù attraverso un diverso foro praticato molto al di sotto dell’argillite nella roccia porosa, smaltendoli così in modo permanente. Come sempre, più fluido viene iniettato in questi pozzi di acque reflue, più la pressione può iniziare a crescere sulle faglie geologiche più profonde. Alla fine, una può scivolare, causando un terremoto.

I ricercatori l’USGS e altre istituzioni hanno trovato un legame tra alcuni terremoti e le operazioni di estrazione di petrolio e gas in otto Stati, tra cui il Texas, l’Oklahoma, l’Ohio, il Kansas e l’Arkansas. Alcune autorità statali sono state molto lente ad accettare i risultati degli scienziati. I residenti si sono sempre più arrabbiati e i gruppi ambientalisti hanno avviato alcune azioni legali. “Si tratta di una questione di sicurezza pubblica: c’è molta ignoranza e rifiuto del problema”, dice Wallace, che si è unita ai suoi vicini per accelerare la chiusura dei pozzi di acque reflue che si trovano nelle vicinanze.

Mano a mano che gli scienziati procedono nel studiare il fenomeno i motivi per preoccuparsi sono diventati più di uno. L’evidenza suggerisce che i rischi di terremoto possono diffondersi per miglia al di là dei siti di smaltimento e che i movimenti tellurici possono persistere per un decennio o più dopo la chiusura delle perforazioni. E anche se il più grande terremoto derivato dall’iniezione delle acque reflue era pari a 5.6° sulla scala Richter – nei pressi di Oklahoma City nel 2011 – gli scienziati pensano che terremoti di 7.0° Richter – sufficienti per provocare vittime e danni agli edifici in una vasta area – siano possibili, anche se improbabili.

Fonte: Scientific American

Data: Marzo 2016

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