Guerra del petrolio 2015, tutti i fronti aperti: equilibri geopolitici a rischio

Guerra del petrolio 2015, tutti i fronti aperti: equilibri geopolitici a rischio

L’oro nero non conosce religione. Che si sia di fede musulmana o di culto protestante, che si abbracci l’integralismo imbracciando il kalashnikov o si osservi lo shabbat a partire dal tramonto del venerdì, nulla ha più ragioni del petrolio. Si estrae, si trasforma e si comanda. Le politiche guerrafondaie – per carità, protette da nobili ideali, per scacciare questo o quel dittatore – negli anni, a dimostrazione che la storia si ripete, non si sono asservite di forze liberatrici, bensì hanno fatto uso di forze occupanti. Al tempo della guerra in Iraq – si, perché lì le truppe hanno centrato tutti gli obiettivi previsti dall’amministrazione Bush – era nota la cantilena secondo cui vi fosse l’esigenza di restituire l’ordine politico a quel groviglio religioso e tribale. L’azione necessitava di un’elegante giustificazione. Al giorno d’oggi, gli stessi puritani dello Stato islamico, combattendo per l’instaurazione di una teocrazia sunnita, vendono i giacimenti conquistati qualche ora prima.

E dalla Russia con furore, le mira espansionistiche mirano ai nodi strategici ucraini per la distribuzione europea di gas. Si aprono due strade: una guerra mondiale che non aiuterebbe quei pochi oligarchi, o uno stato delle cose così come appare, evidente, limpido, cristallino, perché nel caos è più comodo aggirare gli ostacoli.

Fonte: Nano Press

Data: Gennaio 2015

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