I veri drivers del futuro a basse emissioni: Cina e India

I veri drivers del futuro a basse emissioni: Cina e India

Anche il solitamente prudente The Guardian si è entusiasmato per il segnale di serietà ‘mondiale’ sul cambiamento climatico evidenziato dal record delle 170 nazioni firmatarie in un solo giorno dell’accordo di Parigi e della speranza crescente che altre nazioni potrebbero ratificare lo stesso documento entro la fine di quest’anno per portare legalmente in vigore l’accordo quattro anni prima di quanto originariamente previsto. Il documento riassume quella che i firmatari hanno “dichiarato la fine dell’era dei combustibili fossili“, citando l’impegno del presidente francese Francois Hollande che “non si può tornare indietro“. Ma mentre ancora si parlava dello storico documento un altro articolo uscito in simultanea segnalava il divario tra gli impegni di Parigi e la sostenibilità del clima.

Ciò che non è stato pienamente apprezzato è la variabilità del progresso globale sulla scia di Parigi. L’Unione Europea, storicamente leader a livello mondiale, è stata l’unico grande emettitore incerto se poter ratificare o meno entro la fine del 2016 il documento, citando i suoi complessi processi multi-nazionali, mentre gli Stati Uniti, la Cina e l’India hanno indicato il loro impegno per la ratifica entro dicembre. (Una delle ragioni citate per l’urgenza, ossia di evitare che un possibile presidente – Trump – facesse marcia indietro rispetto ai contenuti dalla convenzione di Parigi, è tristemente ridicola. Trump ha segnalato la sua intenzione di fuggire agli obblighi previsti del trattato in maniera di gran lunga più profonda e radicata rispetto a quanto imposto a Parigi e nell’eventualità che prenda la Casa Bianca, l’impatto sull’economia globale, nel breve periodo, probabilmente farà abbassare drasticamente le emissioni. Nel frattempo, sarà quasi impossibile anche per Trump invertire i principali driver degli Stati Uniti all’accordo di Parigi, abbassando la dipendenza degli Stati Uniti dall’energia elettrica a carbone e gli standard sempre più forti di efficienza del combustibile per veicoli).

Ma i veri drivers di un futuro a basso carbonio sembrano essere la Cina e l’India. Negli appena tre mesi da Parigi entrambi i paesi hanno lanciato una serie impressionante di iniziative per tagliare le loro emissioni. La Cina ha imposto un prezzo minimo di 40 $/barile per il petrolio; ha segnalato l’intenzione di cancellare il 90 per cento dei nuovi impianti a carbone ancora in attesa di approvazione; ha sospeso le approvazioni di nuove miniere di carbone e ha previsto restrizioni per 500 milioni di tonnellate sulle estrazioni esistenti; ha tagliato il consumo di carbone e le emissioni per il secondo anno consecutivo. Ora è impegnata a ridurre la dipendenza dal carbone della sua economia entro il 2020 del 50 per cento sui livelli 2005. La sua società State Grid ha definito un piano per creare una rete globale di energia rinnovabile al fine di ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili, collegando l’energia eolica prodotta al Polo Nord con i pannelli solari nel Sahara in modo da alimentare le comunità che popolano le latitudini intermedie.

Anche l’India si sta muovendo in modo aggressivo, accelerando le norme sulle emissioni dei veicoli, definendo i prossimi passi per raggiungere i suoi prepotenti obiettivi in termini di energia rinnovabile, aumentando le tasse sul carbone fino ad otto volte e definendo norme severe sugli standards di inquinamento delle centrali a carbone.

Fonte: Ecowatch

Data: Maggio 2016

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