Ignorare il climate change mette a rischio gli affari

Ignorare il climate change mette a rischio gli affari

Non adattare i propri modelli d’affari alle sfide dettate dal climate change potrebbe costare caro alle aziende: quante non riusciranno a pianificare scenari di business orientati ad un’economia a basse emissioni di carbonio rischieranno di vedere i propri profitti in declino, se non addirittura il fallimento.

È netto il giudizio della Task Force sui rischi finanziari collegati al clima, che presenta in questi giorni un nuovo rapporto dedicato al mondo aziendale. Il gruppo, presieduto da Michael Bloomberg, è stato istituito nel dicembre 2015 dal Financial Stability Board al fine di far sì che le compagnie di tutto il mondo diano agli investitori informazioni chiare e affidabili sui rischi che corrono con il riscaldamento globale.

È cruciale – aveva spiegato l’ex sindaco di New York in occasione del lancio della Task Force – che aziende e investitori comprendano i rischi posti dal cambiamento climatico, ma al momento c’è troppo poca trasparenza su questi dati”.

Gli autori del rapporto, tra cui figurano nomi come Dimitri Zenghelis e Lord Nicholas Stern, sostengono che vi sia un notevole divario tra le valutazioni del mercato azionario delle imprese ad alta intensità di carbonio oggi e quale sarebbe il loro valore dando seguito agli impegni assunti con l’Accordo di Parigi.

L’intesa, concordata alla COP21 e ora in attesa di ratifica, ha gettato le basi (seppure vaghe) verso la decarbonizzazione globale. Lo spostamento verso investimenti in tecnologie energetiche a basso tenore di carbonio è già iniziato e il valore delle attività ad alto tenore di CO2 sono in calo (basti pensare alle attuali sorti del carbone), con investitori sempre più consapevoli dei rischi futuri di tali attività. Compagnie e imprese ad alta intensità di carbonio invece sembrano non riuscir a tenere il passo. “[Esiste un] divario tra ciò che i politici hanno sottoscritto a Parigi e quello che i mercati e le aziende dei combustibili fossili stanno facendo. Questo divario dovrebbe allarmare politici e banche centrali”, si legge nel report.

Gli autori sostengono che le aziende debbano non solo comunicare la “carbon exposure” (l’esposizione al rischio generato dalle emissioni di anidride) delle loro attività passate, ma anche effettuare una valutazione previsionale dei rischi aziendali futuri.

Fonte: Rinnovabili.it

Data: Luglio 2016

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