Il mondo sostiene un accordo globale sulle emissioni

Il mondo sostiene un accordo globale sulle emissioni

Mentre i leader mondiali si riuniscono a Parigi per l’accordo globale sui cambiamenti climatici, i cittadini di tutto il mondo stanno inviando due diversi ma non necessariamente contraddittori messaggi.

Sia nei Paesi ricchi sia in quelli poveri, in generale, le persone vorrebbero veder firmato dal proprio governo un accordo internazionale che limiti le emissioni di gas a effetto serra causate dalla combustione di carbone, gas naturale e petrolio. Ma il grado di preoccupazione sui cambiamenti climatici varia notevolmente da Paese a Paese.

Preoccupazione sul clima versus azioni sul clima

Una nuova indagine curata dal Pew Research Center ha evidenziato come vi sia un consenso globale sul fatto che il cambiamento climatico costituisca un’importante sfida. A livello globale, il 78% delle persone intervistate in 40 diverse nazioni afferma di concordare sul fatto che il loro Paese firmi un accordo internazionale che limiti le emissioni di gas serra. Ma appena il 54% considera il cambiamento climatico un problema molto grave (un 85% dice che è almeno piuttosto serio).

clima, preoccupazione

In nessun luogo questo differenziale tra preoccupazione per il clima e supporto ad agire è più evidente che in Cina, la nazione responsabile del più grande rilascio annuale di Co2 in atmosfera. Circa sette cinesi su dieci (71%) sostengono la necessità di un trattato internazionale per limitare le emissioni, ma solo il 18% esprime una forte preoccupazione per le condizioni climatiche: una differenza di ben 53 punti percentuali. Questi risultati suggeriscono che il governo cinese ha il supporto dei suoi cittadini sulle recenti iniziative che ha messo in campo per affrontare il riscaldamento globale, anche se gli stessi cinesi non sono così intensamente preoccupati per il riscaldamento globale.

Lo stesso schema vale per un certo numero di altri Paesi, grandi produttori di anidride carbonica. Questo divario azione-versus-preoccupazione è di 38 punti percentuali in Giappone e di 32 in Russia. Negli Stati Uniti, solo il 45% pensa che il cambiamento climatico sia un problema molto grave, benché il 69% sostenga l’azione di governo per frenare le emissioni: un differenziale di 24 punti percentuali.

Le differenze tra una relativamente bassa percezione della sfida climatica e la volontà dei cittadini di fare qualcosa al riguardo sono ancora maggiori in altre nazioni, alcune grandi produttrici di Co2 ed altre meno. Israele (56 punti) e Ucraina (48 punti) sono i Paesi che non sono tra i primi 20 emettitori di Co2, ma la Polonia (44 punti) e la Corea del Sud (41 punti) lo sono.

 

Forse, quando si tratta di cambiamento climatico, la gente di tutto il mondo sottoscrive il noto principio: “Meglio prevenire che curare“.

 

Fonte: Pew Research Center

Data: Dicembre 2015

Leggi l’articolo in inglese

Leggi la ricerca in inglese


Tags assigned to this article:
combustibili fossiliCOP21emissioni

Articoli correlati

Le scelte green delle aziende italiane

Greenitaly 2015, sesta edizione del rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere sulla green economy italiana, conferma la forza sempre maggiore

100% rinnovabili entro il 2050: una possibilità ora molto vicina

Il ‘sogno’ di avere una società alimentata con il 100% di rinnovabili non è riservato agli stati piccoli o tecnologicamente

Dati statistici sull’energia 2013

Dati statistici redatti dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) relativi alla produzione, trasformazione e consumo di energia in più di 140 paesi, con