Il settore elettrico americano riduce l’uso del carbone per produrre energia

Il settore elettrico americano riduce l’uso del carbone per produrre energia

L’uso del carbone per produrre energia elettrica negli Stati Uniti è sceso al suo punto più basso di record storico nel 2015, offrendo un nuovo duro colpo ad un settore già in declino.

L’energia più sporca tra i combustibili fossili nonchè la più grande fonte americana di inquinamento se considerata da sola, il carbone, lo scorso anno ha rappresentato solo il 34% della produzione di elettricità degli Stati Uniti, così riporta il volume Sustainable Energy in America Factbook.

Si tratta del valore più basso raggiunto dal carbone nel mix energetico dal 1949, il primo anno in cui sono stati raccolti i valori dall’Energy Information Administration.

“È stato davvero un grande anno”, ha detto Colleen Regan, una analista specializzata in energia per Bloomberg New Energy Finance, co-autore del rapporto per il Business Council on Sustainable Energy. “È stato un anno cruciale in cui al termine di un lungo percorso abbiamo assistito in America alla decarbonizzazine degli impianti di produzione dell’energia”.

Nel 2014, il carbone ha prodotto il 39% dell’energia elettrica necessaria, è scritto nella relazione annuale.

I cambiamenti apportati lo scorso anno al sistema elettrico degli Stati Uniti hanno prodotto benefici fondamentali anche per il clima, rileva ancora la relazione.

Le emissioni di gas serra provenienti dal settore energetico – la principale fonte di inquinamento e bersaglio del Clean power plan di Obama – sono scese lo scorso anno del 18%, sotto i livelli del 2005.

Questo traguardo è a metà strada in direzione dell’obiettivo posto da Obama di arrivare ad un taglio del 32% delle emissioni di gas a effetto serra causate dal settore energetico entro il 2030, ed il tutto in un lasso di tempo relativamente breve.

Il calo nell’utilizzo del carbone per produrre energia elettrica è sembrato impostato a segnare un declino lungo e lento del carburante negli Stati Uniti, con prezzi che precipitavano, migliaia di minatori licenziati dal lavoro e le grandi aziende carbonifere costrette a dichiarare bancarotta.

Il mese scorso, la Arch Coal, la seconda più grande società di estrazione del carbone negli Stati Uniti, ha presentato istanza di fallimento per levarsi i 4,5 miliardi di dollari di debiti. Due imprese più piccole, la Alpha Natural Resources e la Patriot Call, hanno presentato istanza di fallimento nel 2015.

I Repubblicani al Congresso e l’industria mineraria hanno accusato Obama degli effetti del declino del combustibile fossile, accusandolo di condurre una “guerra al carbone”.

Ma il rapporto pubblicato ha invece evidenziato che la più grande minaccia per il carbone l’anno scorso è rimasta il gas naturale a buon mercato. C’è stata anche l’impennata della nuova energia eolica e solare. Entro la fine dello scorso anno, eolico e solare hanno rappresentato il 5,4% del mix energetico, in leggero aumento sul 2014, come si legge nel report.

Alcune compagnie elettriche hanno scelto di chiudere le vecchie centrali elettriche a carbone in anticipo rispetto alle nuove regole che chiedono centrali elettriche pulite. Queste chiusure, che rappresentano circa il 5% di tutti gli impianti americani, ha fatto sì che non vi sarà nessun ritorno al carbone, ha detto Colleen Regan.

“La chiusura di questi impianti significa che un sacco di numeri che abbiamo visto nel 2015 saranno permanenti. Sono cambiamenti strutturali”, ha detto. “Queste non sono cose che sono accadute solo perché abbiamo passato un anno mite, come è successo nel 2012, o perché i prezzi del gas naturale sono stati artificialmente bassi. Si tratta di cambiamenti indelebili”. Regan ha continuato: “Quelle centrali a carbone che si chiudono non ripartiranno mai più”.

Regan si aspettava un numero maggiore di centrali a carbone chiuse nel 2016 –anche se probabilmente non al tasso dello scorso anno – ma ha detto anche che sarebbe prematuro dichiarare la morte del carbone negli Stati Uniti. Ci si aspetta infatti che il carbone rimanga una parte significativa nel mix energetico degli Stati Uniti per alcuni anni ancora. La West Virginia e il Kentucky, che sono stati maggiormente colpiti dal calo dei prezzi del carbone, sono proiettati a continuare a bruciare carbone. Anche altri stati situati vicino alle vaste riserve di carbone a buon mercato nel bacino del fiume Powder dovrebbero rimanere sul carbone.

Secondo le previsioni di BNEF, nel 2030 il carbone rappresenterà ancora circa il 24% del consumo di energia elettrica. “Non voglio dire che stiamo assistendo alla morte di carbone o addirittura ad una morte lenta ma lo stiamo sicuramente riducendo“, ha detto Regan.

 

Fonte: The Guardian

Data: Febbraio 2016

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