In India, il solare sta uccidendo il carbone?

In India, il solare sta uccidendo il carbone?

Nel periodo cruciale del vertice sul clima a Parigi di queste due settimane, l’India ha aumentato i suoi obiettivi di energia solare, passando dagli 20GW ai 100GW entro il 2022, con un ulteriore addizionale di 75GW di eolico in avvio.

I consulenti energetici concordano sul fatto che questo obiettivo sarà difficile da raggiungere, ma non impossibile. Anche riuscire a realizzare una parte dei 100GW di solare costituirebbe un punto di svolta.

L’India ha attualmente circa 4.4GW di capacità solare installata, e la società di consulenza Bridge to India ne stima altri 13GW in cantiere che dovrebbero essere realizzati entro il 2017 al più tardi. Anche i pannelli solari sul tetto sono previsti in crescita nel 2016.

In confronto al suo annuncio di giugno su eolico e solare, il documento indiano Indc (Intended nationally determined contribution) era decisamente partito in sordina, senza prevedere un obiettivo 2030 sulle energie rinnovabili: presentava solo un target per l’energia ‘non fossile’ stimato in un 40%, lasciando aperta la porta al nucleare e ai grandi impianti idroelettrici.

In India, l’attuale percentuale di capacità ‘non fossile’ installata è pari a circa il 30%; un incremento del 10% in 15 anni non rappresenta quindi un passo che si può definire ambizioso. Il consenso della maggior parte degli osservatori dell’industria e del settore energetico è che se l’India si avvicina al suo obiettivo 2022 allora dovrebbe oltrepassare con facilità quello 2030.

E la ragione per cui il governo non è stato esplicito a questo proposito è perché spera di sfruttare i suoi obiettivi climatici contro le sovvenzioni finanziarie e tecnologiche dall’occidente come parte del futuro accordo sul clima delle Nazioni Unite.

L’argomento scomodo da affrontare è però che anche con un obiettivo di ‘non fossile’ al 40%, il governo indica ancora un target del 60% di capacità installata entro il 2030 da produrre principalmente attraverso carbone (petrolio e gas sono marginali nel mix energetico dell’India e, salvo una eventuale ed importante scoperta di gas, è improbabile che questo cambi).

La proiezione per il 2030 di capacità installata in India è di circa 850GW, partendo dai 278GW di oggi. Ciò significa circa 250GW provenienti da energia ‘non fossile’ e circa 300GW dall’impiego di carbone, lignite, gas o petrolio.

Eppure il settore degli impianti alimentati a carbone indiani è attualmente ad un punto morto: senza nessun annuncio sull’implementazione di nuovi progetti e in presenza anzi di diverse iniziative bloccate o di impianti che operano a livelli di capacità non redditizi.

In India, il solare sta uccidendo il carbone?

 

Tra l’aprile e il settembre 2015, i coefficienti di utilizzo della capacità media si sono aggiratati intorno al 60%. Nel settore privato, questo valore risulta ancora più basso. Coefficienti così bassi incidono sul rendimento degli investitori e spaventano nuovi impieghi.

Con la produzione nazionale di carbone in crescita registrata nel corso dell’ultimo anno, la scarsità di carbone non è più un grosso problema. I motivi alla base del risultato di bassi coefficienti si trovano invece nei traballanti dati finanziari delle società di distribuzione che non sono nella condizione di acquistare l’energia supplementare.

Anche se i nuovi impianti lottano per trarre profitto, altri 83GW di progetti, ancora una volta alimentati principalmente a carbone, sono in via di costruzione. La maggior parte di questi progetti è in fase di stallo, da un lato perché gli investitori hanno congelato la spesa fino a quando non sono sicuri che la domanda di energia sia sufficiente, dall’altro a causa di quelle che vengono eufemisticamente definite le ‘questioni ambientali’ e che raccontano di opposizioni promosse dalle comunità e di ostacoli giuridici lungo gli iter di approvazione.

 

Fonte: Energy Desk Greenpeace

Data: Dicembre 2015

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