In USA mai così sicuri sulla realtà del cambiamento climatico

In USA mai così sicuri sulla realtà del cambiamento climatico

Forse è il Papa. O l’anno bizzarro che ha fatto registrare condizioni climatiche estreme. Si potrebbe anche spiegare con la vicinanza dei prossimi negoziati sul clima delle Nazioni Unite che si svolgeranno a Parigi tra circa un mese oppure con le luci gettate sul tema dal nuovo ciclo delle prossime presidenziali. Qualunque sia la causa, le opinioni americane sul cambiamento climatico si stanno spostando velocemente.

Tre quarti degli americani sono ora consapevoli e accettano le evidenze scientifiche sul cambiamento climatico, il livello più alto registrato nei quattro anni di indagini condotte dall’Università del Texas di Austin. Il più grande shock è ciò che sta accadendo all’interno del “Gran Vecchio Partito”, il Partito Repubblicano. In una notevole inversione di tendenza, il 59 per cento dei repubblicani – rispetto al 47 per cento di appena sei mesi fa – ammette ora che il cambiamento climatico sta effettivamente avvenendo.

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Quando, a distanza di una sola indagine, l’opinione pubblica si sposta così tanto un po’ di scetticismo è giustificato. Eppure questi risultati sono esattamente in linea con un’indagine separata pubblicata questo mese dall’Università del Michigan, che ha trovato che il 56 per cento dei repubblicani crede vi siano prove solide a sostegno del riscaldamento globale; percentuale ben diversa dal 47 per cento registrato un anno fa. Il sondaggio del Michigan ha trovato anche come vi sia un accordo bipartisan sulla scienza del clima tra i più alti tra quelli registrati dal 2008 ad oggi.

L’evoluzione delle opinioni dei repubblicani potrebbe lasciare nei guai alcuni dei principali candidati alla presidenza, arenati in una posizione sempre più impopolare. Molti nel partito rifiutano il mainstream sulla scienza del clima, e non solo ai margini. Leader repubblicani, tra cui il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell e i contendenti alle presidenziali Donald Trump, Ben Carson e Marco Rubio, tutti esprimono chiaramente visioni che sarebbero considerate estreme in altri paesi.

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Secondo un sondaggio in Texas, i repubblicani sono ancora confusi sul sostenere o meno le politiche volte ad arginare il cambiamento climatico. Solo il 26 per cento dei repubblicani ha detto che sarebbe più propenso a votare per un candidato che sostiene una tassa sulle emissioni di carbonio, un tema politico che gode piuttosto del sostegno della maggioranza dei democratici. D’altra parte, la metà dei repubblicani ha detto che sarebbe più propensa a votare per un candidato che intendesse ridurre l’uso del carbone o richiedere alle aziende di servizi di definire che una certa quota di energia elettrica provenga da eolico e solare.

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Il mondo è a un punto critico nei colloqui sul clima globale, con i leader che si incontreranno il prossimo mese a Parigi per elaborare i dettagli finali di un piano per ridurre l’andamento sul lungo periodo dell’inquinamento da anidride carbonica. Alcuni dei più grandi ostacoli ai colloqui sono stati rimossi nel corso degli ultimi mesi: impegni significativi sono stati presi da Cina e India e i passati primi ministri di Australia e Canada sono stati sostituiti da leader più sensibili ai cambiamenti climatici.

L’anno scorso negli Stati Uniti, Bloomberg ha intervistato decine di ex assistenti dei repubblicani al Congresso, lobbisti e personale di organizzazioni non governative. Molti repubblicani, in privato, hanno riconosciuto la necessità di affrontare il cambiamento climatico in netto contrasto con l’atteggiamento pubblico del loro partito, ma hanno visto pochi benefici politici nel parlarne schiettamente. Forse ora è giunto il momento di riconsiderare il tutto.

 

Fonte: Bloomberg

Data: Ottobre 2015

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