Ipcc, il rapporto Sr15: “Il mondo rischia di mancare clamorosamente gli obiettivi sul clima”

Ipcc, il rapporto Sr15: “Il mondo rischia di mancare clamorosamente gli obiettivi sul clima”

Per salvare il Pianeta dalla catastrofe climatica occorre diminuire drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili e attuare una rapida transizione verso modelli economici basati sulle fonti di energia rinnovabili. Se lo si farà, il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla comunità internazionale in materia di limitazione del riscaldamento dell’atmosfera terrestre sono ancora raggiungibili. A patto che un quantitativo adeguato di risorse venga investito rapidamente, al fine di garantire una forte accelerazione del processo di abbandono di petrolio, gas e carbone. È questo il messaggio principale dello Special report 15 (Sr15) che sarà pubblicato l’8 ottobre del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), ma del quale alcuni contenuti sono già stati rivelati dall’agenzia Afp nella serata di venerdì 5 e rilanciati da Radio Canada.

L’Ipcc chiede un taglio delle emissioni del 40 per cento entro il 2030

Per gli esperti, riuniti assieme ai rappresentanti dei governi in Corea del Sud dal 1 ottobre, la traiettoria attuale ci porterà a mancare clamorosamente gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. In particolare, secondo le informazioni trapelate sulla stampa internazionale già prima della pubblicazione del rapporto, la temperatura media terrestre potrebbe crescere di 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali già tra il 2030 e il 2052 (secondo i differenti scenari presi in considerazione). Per scongiurare tale prospettiva, l’unica via è modificare radicalmente il nostro modo di produrre energia. Innanzitutto abbandonando il carbone. Ciò dovrà tradursi in un taglio delle emissioni del 40 per cento entro il 2030. Altrimenti, tutti gli sforzi saranno vani.

È proprio su questo punto che i negoziati alla riunione dell’IPCC tenuta in Corea del Sud si sarebbero arenati più volte. L’Afp indica che Polonia, Australia e Giappone si sarebbero opposti fermamente al dito puntato contro il combustibile fossile. Mentre l’Arabia Saudita, paese produttori di petrolio, si sarebbe scagliato contro gli studi scientifici alla base delle valutazioni dell’Ipcc, giudicandoli “non certi”.

Fonte: Lifegate

Data: Ottobre 2018

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