La Banca Mondiale non finanzierà più petrolio e gas a partire dal 2019

La Banca Mondiale non finanzierà più petrolio e gas a partire dal 2019

Basta soldi per cercare petrolio. La Banca Mondiale dal 2019 non finanzierà mai più attività di esplorazione e produzione di greggio o gas. L’inversione a U sui combustibili fossili dell’istituto di Washington avviene per sostenere gli obiettivi previsti dallo storico Accordo di Parigi sul clima a cui due anni fa aderirono 196 nazioni (Usa inclusi, salvo poi il dietrofront di Donald Trump). Si faranno eccezioni nel prendere in considerazione progetti nei Paesi poveri “dove ci potrebbero essere chiari benefici in termini di accesso all’energia”.

Anche la Banca Mondiale (World Bank) è pronta a compiere nuovi passi avanti verso la fine dei sussidi agli idrocarburi. L’annuncio il 12 dicembre, al One Planet summit di Parigi. Nella foto si riconoscono il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, il segretario Onu António Guterres, la diplomatica Christiana Figueres, per anni a capo dell’Unfccc e ora di Mission 2020 e, sulla destra, Emmanuel Macron.

L’istituzione guidata da Jim Yong Kim spiega:

In quanto istituzione globale per lo sviluppo multilaterale, il Gruppo della Banca Mondiale sta continuando a trasformare le proprie operazioni in riconoscimento di un mondo in rapida evoluzione.

La Banca Mondiale al One Planet summit di Macron

Durante il One Planet summit organizzato nella capitale francese dal presidente Emmanuel Macron e che ha visto gli Stati Uniti come il grande assente, la Banca Mondiale ha anche detto di essersi incamminata per raggiungere il suo target per cui entro il 2020 il 28% dei suoi prestiti sarà destinato a progetti e azioni sul clima: sia di salvaguardia ambientale, sia di energie rinnovabili, sia, purtroppo, di adattamento.

Jim Yong Kim ha anche menzionato iniziative in diverse parti del mondo volte ad aiutare i paesi a ridurre le loro emissioni di gas serra. Quelli includono un accordo multimilionario per dispiegare milioni di lampadine a led, migliaia di auto elettriche e stazioni di ricarica e milioni di contatori intelligenti in tutta l’India.

Non è tutto. Prendendo certamente ispirazione dai principi della finanza a impatto, dalla fine dell’anno prossimo su base annuale la Banca Mondiale fornirà dati sulle emissioni di gas serra legate a progetti che finanzia in settori come quello energetico.

Si delinea dunque un nuovo, gigantesco piano finanziario della Banca Mondiale per tagliare le risorse all’industria dei combustibili fossili, basato su questi punti:

dal 2019, basta finanziamenti a progetti di ricerca e estrazione di petrolio e gas

– più ambiziosi obiettivi di riduzione della CO2 dal 2020 da presentare alla Cop24 in Polonia l’anno prossimo

trasparenza e divulgazione per guidare la decarbonizzazione: dal prossimo anno la Banca Mondiale dirà quanta CO2 emettono i suoi progetti e comincerà ad interiorizzare il costo ambientale (in termini di “costo ombra” del carbonio) nella valutazione della convenienza dei progetti

accelerazione della mobilitazione dei fondi verdi: l’Ifc investirà 325 milioni nel Green Cornerstone Bond Fund, finanzierà la riduzione dei sussidi ai combustibili fossili (come ha appena fatto in Egitto erogando 1,15 miliardi di dollari), sosterrà gli investimenti messi in evidenza al One Planet Summit che dimostrano l’opportunità di finanziare diversi tipi di attività sostenibili, in aree definite “trasformative”

nuove partnership per il clima, chiamate “aree di sviluppo climate-smart”: per esempio con il Canada per incentivare lo sviluppo sostenibile, con il Marocco per l’agricoltura di adattamento ai cambiamenti climatici, con i Caraibi per creare per la prima volta al mondo una zona “climate-smart”, fondata su energie rinnovabili e architettura di resilienza, e includendo i principi della sostenibilità nella Development Finance Initiatives, che investe nel settore privato ben 35 miliardi di dollari annui.

Fonte: Lifegate

Data: Dicembre 2017

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