La banca olandese Ing si sfila dai finanziatori del Dakota pipeline

La banca olandese Ing si sfila dai finanziatori del Dakota pipeline

La banca olandese Ing, dopo l’appello di Greenpeace e le proteste di ambientalisti, ha deciso di sfilarsi dal progetto Dakota access pipeline (Dapl) e ritirare i suoi finanziamenti. In precedenza la Abn Amro, sempre una banca olandese che finanzia una delle aziende coinvolte nel progetto, aveva annunciato di ritirare il suo prestito se l’oleodotto non avesse avuto l’assenso delle popolazioni che abitano le aree interessate. Nulla è stato invece annunciato da parte di Intesa San Paolo, banca italiana che fa parte della cordata pronta a finanziare l’oleodotto.

L’oleodotto Dakota access pipeline

L’oleodotto, progettato per portare petrolio dal Dakota fino all’Illinois, è lungo 1900 chilometri, e secondo le stime il suo costo di realizzazione è di circa 4 miliardi di dollari, mentre la sua portata sarebbe di 450 mila barili al giorno. Il progetto, che era stato bloccato dall’amministrazione Obama ed è stato rilanciato da Trump, prevede l’attraversamento di un’area sacra per i nativi indiani Sioux e anche un elevato rischio di contaminazione delle riserve idriche di una vasta zona del Nord degli Stati Uniti. Il rischio di contaminazione è alto, solo lo scorso anno sono stati registrati oltre 200 sversamenti dagli oleodotti nel territorio statunitense.

 Chi finanzia l’oleodotto

Dietro al Dakota access pipeline non ci sono solo le aziende energetiche, ma una buona cordata di banche e realtà finanziarie di Wall Street ed europee.

Secondo le indagini della Food & Water Watch, una realtà noprofit, il progetto è direttamente finanziato da 32 (prima erano 34) realtà finanziarie tra cui 15 banche (prima erano 17). Oltre a istituzioni bancarie nordamericane come Wells Fargo e JPMorgan Chase, ci sono anche partecipazioni europee, tra cui l’italiana Intesa San Paolo, le francesi BNP Paribas, Natixis, Societe General e Credit Agricole, le tedesche Deutsche Bank e BayernLB, la spagnola BBVA Securities, le inglesi HSBC Bank, Compass Bank, Barclays, ICBC London e Royal Bank of Scotland, le svizzere UBS e Credit Suisse, la norvegese DNB Capital/ASA.

Fonte: Lifegate

Data: Aprile 2017

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