La Svezia dice addio al carbone: l’energia sarà rinnovabile al 100% entro 20 anni

La Svezia dice addio al carbone: l’energia sarà rinnovabile al 100% entro 20 anni

Di fronte ai delegati dell’assemblea generale dell’Onu, il primo ministro svedese Stefan Löfven si è impegnato a ridurre progressivamente l’impiego del combustibile fossile solido nella produzione di energia elettrica per arrivare a soddisfare nel 2035 tutta la domanda interna con il solo impiego delle fonti rinnovabili che nel 2014 hanno già coperto il 66% del fabbisogno nazionale. A questo scopo sono stati già stanziati ingenti fondi, tra i quali rientrano anche un miliardo di corone destinato al miglioramento dell’efficienza energetica. L’esecutivo di Stoccolma punta a replicare quanto sta già avvenendo in alcuni Paesi dell’Europa del Nord, Danimarca e Islanda in testa. In Italia, il governo in carica sta sostenendo timidamente lo sviluppo delle rinnovabili, ma non pensa all’avvio di un percorso finalizzato alla chiusura delle centrali a carbone (la maggior parte delle quali in mano a Enel) che l’anno scorso hanno prodotto il 15,7% dell’energia elettrica totale.

Il governo di Stoccolma ha deciso di avviare un percorso che porterà nel giro di 20 anni a rinunciare completamente all’impiego del carbone nella produzione di energia elettrica. In questo modo, la Svezia si candida a diventare uno dei primi Paesi al mondo che genererà tutta l’elettricità consumata nei propri confini attraverso l’utilizzo esclusivo di fonti rinnovabili. Ad annunciare la nuova strategia energetica del Paese scandinavo ci ha pensato lo stesso primo ministro, Stefan Löfven, davanti all’assemblea generale dell’Onu. Già nel 2014 ben il 66% dell’energia elettrica prodotta in Svezia proveniva da fonti rinnovabili, ma l’ambizioso obiettivo dell’esecutivo di Stoccolma è di arrivare al 100 per cento.

A questo scopo sono già stati iscritti a bilancio 4,5 miliardi di corone, corrispondenti a circa 485 milioni di euro, per l’acquisto di pannelli solari, di turbine eoliche, di mezzi di trasporto pubblici ecologici e di reti energetiche di ultima generazione. Circa un miliardo di corone è destinato al miglioramento dell’efficienza energetica dei palazzo residenziali e altri 50 milioni di corone è previsto per lo sviluppo di progetti sullo stoccaggio dell’elettricità. Senza dimenticare che fuori dalla Svezia saranno impiegati ben 500 milioni di corone l’anno per realizzare infrastrutture verdi nei Paesi in via di sviluppo con l’obiettivo di dare un messaggio chiaro ai governi di tutto il mondo in vista della conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi tra due mesi.

Nel complesso il governo Löfven punta a perseguire una strategia già seguita da altri Paesi del Nord Europa. Nella vicina Danimarca in una normale giornata di vento le pale eoliche producono circa il 40% in più dell’elettricità necessaria ai consumi del Paese, con la conseguenza che l’eccedenza viene esportata negli Stati vicini come la stessa Svezia, la Norvegia e la Germania. L’Islanda, che negli ultimi decenni ha investito pesantemente nello sviluppo della produzione di energia elettrica con impianti idro e geotermali, ormai copre quasi completamente la domanda interna.

Con riferimento alla sola Italia, l’attuale governo sta spingendo timidamente l’aumento della quota di elettricità generata da fonti rinnovabili, all’interno del mix produttivo nazionale, ma non ha mai parlato di rinunciare, neppure gradualmente, all’impiego del carbone nelle centrali termoelettriche che attualmente lo utilizzano. Nel 2014, il 15,7% dell’energia elettrica prodotta in Italia proveniva da impianti a carbone mentre quella derivante dalle fonti rinnovabili ha raggiunto il livello record del 43%, grazie anche a fattori climatici che hanno favorito il boom della generazione idroelettrica.

 

Fonte: Market Insight

Data: Ottobre 2015

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