La via ‘keep it in the ground’ del carbone cinese

La via ‘keep it in the ground’ del carbone cinese

Proprio alla fine del 2015, il capo dell’Agenzia nazionale per l’energia della Cina ha fatto un annuncio estremamente importante: la Cina non approverà progetti per nuove miniere di carbone per i prossimi tre anni e chiuderà un migliaio di piccole miniere.

Tornando al 2013 e all’industria del carbone cinese, come sottolineato da molti importanti esperti stranieri, si stava proiettando un aumento dell’utilizzo del carbone pari ad oltre un miliardo di tonnellate entro il 2020, dai 4,8 miliardi di tonnellate. Con un consumo di carbone da parte della Cina in calo per almeno 18 mesi, questo tipo di proiezioni dovrebbero essere cestinate.

Che cosa è mancato al settore?

La crescita dei consumi di energia elettrica in Cina è stata completamente coperta da energia non fossile a partire dal 2011 – un risultato sorprendente, dato che il consumo di elettricità è aumentato in questo periodo del 20%. Ora l’energia non fossile sta anche iniziando a schiacciare il carbone esistente, con la generazione elettrica a carbone che è precipitata sia nel 2014 sia nel 2015.

Il modello di crescita economica della Cina, incentrato su progetti di investimento che hanno alimentato il debito, ha iniziato a perdere forza alla fine dello scorso decennio e, di conseguenza, in questo momento la domanda di prodotti dell’industria pesante come acciaio e cemento ha raggiunto il suo picco.

La crisi relativa all’inquinamento atmosferico è emersa come uno dei principali motori di tutte quelle politiche in grado di affrontare le emissioni inquinanti causate dall’uso del carbone.

Tuttavia, nessuno può dire se l’industria del carbone sarà disposta a far seguire alle parole i fatti.

Nonostante la caduta vertiginosa del 2014 e 2015, l’anno scorso gli investimenti nelle miniere di carbone sono stati quantificati ancora nell’enorme cifra di 60 miliardi di dollari, di cui più della metà è probabilmente andato per espansioni (basandosi sulla ripartizione tra spese di manutenzione e di ampliamento degli anni precedenti). Nel 2015, gli investimenti sono stati ancora a livello del 2010, e il livello 2010 era in linea con una espansione estremamente rapida.

L’industria del carbone ha comunque continuato ad aprire nuove miniere; la capacità di estrazione del carbone è stata quantificata in 4,8 miliardi di tonnellate alla fine del 2014, con un ulteriore 1,1 miliardi di tonnellate in via di attuazione. Il risultato finale per il 2015 probabilmente arriverà a circa 3,6-3,7 miliardi di tonnellate: una domanda in diminuzione che, come pensa anche la China Coal Association, diminuirà ulteriormente nel 2016.

Così la Cina ha un problema enorme di sovraccapacità delle proprie miniere di carbone. Proprio come nel caso delle centrali elettriche a carbone, l’industria si è troppo abituata all’idea di crescere al 10% per sempre. Il governo ha considerato per troppo lungo tempo i progetti di investimento non come un mezzo per raggiungere un fine, ma come un fine in sé, un modo per generare attività economica e non come una spesa che dovrebbe essere intrapresa solo per rispondere ad una domanda vera e propria del mercato.

Una grande riforma

Dato tutto questo, a breve termine, il significato pratico del divieto a nuovi progetti minerari sembra di scarso rilievo, tranne l’aver potenzialmente evitato di sprecare decine di miliardi di dollari in spese in conto capitale.

Tuttavia, simbolicamente e politicamente, questa è una grossa riforma.

Se nel 2012 qualcuno fosse ritornato dal 2016 a raccontare di questo divieto, la maggior parte delle persone più serie non ci avrebbe creduto.

Il nocciolo della questione è davvero che il divieto di nuove miniere di carbone, in Cina, nel complesso, non è più un grande affare.

Mentre la Cina prepara il suo importantissimo 13° piano quinquennale, il fatto che chi regola a livello superiore l’energia del Paese sembri aver accettato la realtà che la domanda di carbone non tornerà su, è molto significativo.

Quando la crescita nell’utilizzo di miliardi di tonnellate di carbone è stata prevista pochi anni fa, la maggior parte di questa domanda di carbone era soddisfatta da piattaforme di carbone su larga scala nell’ovest, dove l’espansione della capacità lorda era molto di più di un miliardo di tonnellate.

In quel momento è stato messo in evidenza come questa fosse la più grande minaccia per il clima globale. Con le omologazioni per nuove miniere di carbone sospese, sembra probabile che il nuovo piano quinquennale dovrà abbandonare eventuali ulteriori piani di espansione occidentale.

In altre parole, la Cina ha davvero cominciato a tenere il carbone sotto terra: ‘keep it in the ground’.

 

Fonte: Energy Desk Greenpeace

Data: Gennaio 2016

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