L’accordo di Parigi rimanda al futuro le decisioni più critiche ma cambia la visione dello scenario energetico

L’accordo di Parigi rimanda al futuro le decisioni più critiche ma cambia la visione dello scenario energetico

di Eric J. Lyman (@EricJlyman)

Perfezionato nel corso dei “tempi supplementari” dei negoziati del vertice sul clima, l’accordo di Parigi definisce un piano globale affinché venga limitato l’innalzamento delle temperature a “ben al di sotto” 2 gradi Centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Ora, il mondo deve solo metterlo in pratica.

Il documento di Parigi è importante perché è il frutto di un lavoro collettivo di 195 paesi, ed è il primo accordo sul clima che comprenderà una qualche forma di azione per quasi tutti i paesi del pianeta. Purtroppo però lascia per il futuro la maggior parte delle decisioni e delle azioni più difficili.

L’accordo obbliga i paesi ricchi e industrializzati a contribuire con almeno 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi più poveri ad adattarsi ai cambiamenti climatici, e definisce le linee per revisioni periodiche volte a ridurre le emissioni nel corso del tempo. L’obiettivo di mantenere il surriscaldamento “ben al di sotto dei 2 gradi” è il risultato di un accordo condiviso. Ma ognuno di questi punti richiederà un processo supplementare perché possano avere un significato ed essere messi in atto.

“L’accordo è parte di un percorso che passa per Parigi, non un punto di arrivo a Parigi”, ha detto Rodne Galicha di Aksyon Klima, una coalizione ambientale delle Filippine.

Sugli obiettivi finanziari, per esempio, sono stati stabiliti i 100 miliardi di dollari l’anno come obiettivo minimo dopo il 2020, ma gli obiettivi specifici dopo tale periodo devono essere ancora accettati. È stata chiesta inoltre all’Intergovernmental Panel on Climate Change di esplorare entro il 2018 scenari per mantenere il riscaldamento entro i limiti specifici, dopo di che i paesi saranno “invitati” a rivedere e rafforzare i loro impegni nazionali per affrontare il cambiamento climatico tenendo conto delle nuove tecnologie e delle nuove circostanze. Ma non c’è nell’accordo un riferimento specifico che dica che i paesi debbano fare ciò.

Per l’obiettivo del “ben al di sotto” dei 2 gradi, i paesi devono ancora definire cosa significhi “ben al di sotto”, e devono rapidamente avviare azioni per attuare gli impegni sul clima presi quest’anno; impegni che sono chiamati INDC, Intended Nationally Determined Contributions. Gli INDC puntano a mantenere il riscaldamento tra i 2,7 e i 3,5 gradi, centrando quasi l’obiettivo dei 2 gradi.

L’accordo non comprende obiettivi specifici legati alle energie rinnovabili. La parola “energia” è presente solo tre volte nelle 32 pagine del documento di Parigi e in tutti gli annessi dell’accordo. In nessuna occasione la parola viene messa in relazione a specifici obiettivi o a specifici target per l’uso di energia. Tuttavia, gli osservatori esperti dicono che l’energia è un tema trasversale che tocca la maggior parte degli obiettivi dell’accordo di Parigi.

“I paesi hanno evitato di inserire linguaggio specifico sull’energia al interno del testo definitivo”, ha detto Alden Meyer della Union of Concerned Scientists. “Ma non c’è modo di raggiungere i 2 gradi o la maggior parte degli altri obiettivi senza un evidente aumento dell’uso delle energie rinnovabili.”

Sulla scia del vertice di Parigi le azioni delle aziende del settore dei combustibili fossili – in primis del carbone – sono scese a causa di timori di una più restrittiva normativa; d’altro canto, sono moderatamente aumentati le azioni del comparto delle rinnovabili.

“In base a ciò che è emerso da Parigi è giusto dire che il futuro sarà molto probabilmente più luminoso per le energie rinnovabili e più difficile per le aziende di combustibili fossili,” ha detto Javier Noriega, capo economista di Hildebrandt e Ferrar. “Ma tutto dipende da come i paesi agiranno alla luce dell’accordo di Parigi.”

Fonte: Behind Energy

Data: Dicembre 2015


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