Le politiche climatiche “green” americane hanno arricchito l’economia di 2,2 miliardi di dollari

Le politiche climatiche “green” americane hanno arricchito l’economia di 2,2 miliardi di dollari

Continuare la rivoluzione “verde” e completare il passaggio a fonti di energia rinnovabile potrebbe essere un buon affare per gli Stati Uniti, almeno a sentire questa nuova ricerca.

In un rapporto dei ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory in California si afferma infatti che il taglio delle emissioni di gas ad effetto serra ha fatto sì che, nel loro complesso, gli Stati Uniti siano riusciti a produrre 2,2 miliardi di dollari di ricchezza in più rispetto al 2013.

E come risultato della riduzione di altre forme di inquinamento associate alla combustione di carbone, gasolio e petrolio, ai sensi della normativa nota come lo standard di mix di energia rinnovabile relativa ad ogni singolo stato (state renewable portfolio standards – RPS), gli Stati Uniti sono probabilmente più ricchi di 5,2 miliardi di dollari.

Il RPS riguarda le imposizioni statali sulle società di servizi e richiede a quest’ultime di generare una parte della loro elettricità da fonti pulite, che non bruciano combustibili fossili e di conseguenza non alimentano il riscaldamento globale emettendo gas serra e biossido di carbonio.

Esigenze diverse

I requisiti differiscono da stato a stato, e solo 29 stati degli Stati Uniti e Washington DC hanno al momento definito tali norme. Alcuni stati stanno contemplando la revisione o l’estensione dei loro standard.

Alcuni ricercatori statunitensi hanno più volte sostenuto che l’eolico e il solare potrebbero alimentare tranquillamente tutti gli Stati Uniti. Ma in una nazione in cui solo il 44% delle popolazione accetta l’evidenza dei cambiamenti climatici, non c’è alcuna fretta di mettere questi argomenti sul tavolo.

Ma le differenze che la presenza di una tale normativa genera sono misurabili e, a volte, con sorprendente precisione. Poiché le centrali elettriche a combustione fossile usano acqua per trasformarla in vapore ed azionare le turbine, ma anche come liquido di raffreddamento, se applicati, gli standard permettono di risparmiare sul suo consumo. Nel 2013, le utilities hanno ridotto i loro prelievi di acqua di 830 miliardi di galloni e tagliato il consumo di 27 miliardi di galloni.

Gli autori del rapporto chiamano i loro risultati “impatti”, piuttosto che benefici, perché la parte dell’economia che potrebbe trarre beneficio impone un costo da qualche altra parte.

E il loro studio è attento ad abbracciare tutte le incertezze sui calcoli che non coinvolgono solo i numeri del settore industriale ma anche l’economia sociale come ad esempio i costi sanitari e i benefici ambientali.

Quindi i benefici derivati dalla riduzione complessiva dei gas a effetto serra – una diminuzione di 59 milioni di tonnellate – potrebbe portare a 6,3 miliardi di dollari o arrivare solo a 0,7 miliardi, a seconda di come si vuole fare il calcolo. Le riduzioni riguardanti l’inquinamento dell’aria potrebbero fornire benefici per la salute per un valore di 2,6 miliardi o di 9.9bn di dollari, a seconda di come si calcola la riduzione della mortalità prematura.

Gli autori hanno scoperto che le politiche RPS hanno permesso la creazione di 200 mila posti di lavoro nelle imprese legate all’energia rinnovabile e, guardando ai consumatori, hanno permesso di risparmiare 1,2 miliardi di dollari sul prezzo dell’elettricità e una cifra tra l’1,3 ed i 3,7 miliardi di dollari sul prezzo del gas naturale, visto che le fonti rinnovabili hanno sostituito la produzione di gas naturale.

Gli stati vulnerabili

Anche se la contabilità è stata condotta su base nazionale, la relazione riconosce che alcuni Stati potrebbero aver ottenuto impatti maggiori rispetto ad altri. Le popolazioni che hanno beneficiato di una maggiore riduzione delle emissioni di anidride solforosa – meno 77.400 tonnellate – provenienti da centrali a carbone si trovano per lo più nella regione dei Grandi Laghi, nel Nord-Est, nel Mid-Atlantic e nelle aree del Texas.

Quelle invece che hanno beneficiato maggiormente della riduzione dei prelievi idrici vivono in California e in Texas: ed entrambi sono stati molto vulnerabili sotto il profilo della siccità.

E la quota maggiore di posti di lavoro generati dalle imprese legate all’energia rinnovabile si trova in California, che nel 2013 ha investito pesantemente nella generazione fotovoltaica.

Complessivamente, i 29 stati hanno prodotto 98 terawatt-ora nel 2013 (98 milioni di megawattora) di “nuove” energie rinnovabili: tutto questo grazie agli impianti costruiti dopo l’introduzione degli standard RPS nella loro legislazione. Un megawatt-ora corrisponde approssimativamente alla quantità totale di energia elettrica utilizzata da circa 330 abitazioni americane nel corso di un’ora.

Anche se la nuova energia è solo il 2,4% della produzione totale di elettricità a livello nazionale, essa ha rappresentato un calo del 3,6% nella produzione totale di energia derivata da combustibili fossili.

 

Fonte: Climate Change News

Data: Febbraio 2016

Leggi l’articolo in inglese

Leggi la ricerca del Lawrence Berkeley National Laboratory in inglese



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