L’energia rinnovabile potrebbe essere una via d’uscita dalla crisi per Italia, Grecia e Spagna?

L’energia rinnovabile potrebbe essere una via d’uscita dalla crisi per Italia, Grecia e Spagna?

Una nuova ricerca condotta su Italia, Grecia e Spagna ha mostrato che le energie rinnovabili hanno un enorme potenziale nei Paesi del Mediterraneo e potrebbero anche fungere da stimolo dell’economia con la creazione di migliaia di posti di lavoro. Gli studi hanno preso in considerazione una serie di possibilità per decarbonizzare l’economia risparmiando sui crediti di carbonio o sulle importazioni di combustibile.

Anche il Paese al momento economicamente più svantaggiato in Europa, la Grecia, potrebbe trovare benefici significativi spostandosi verso l’energia pulita. In Italia e in Spagna, le zone insulari sono in grado di fornire buoni esempi di utilizzo di eolico, onde, solare e geotermico senza compromettere la produzione di energia per il turismo o per la desalinizzazione.

 

Italia. Le isole minori del Paese potrebbero essere alimentate al 100% con fonti rinnovabili come vento, sole, onde e geotermico

La ricerca mostra che le piccole isole italiane possono anche beneficiare di programmi per la decarbonizzazione, dirottando i costosi dei sistemi elettrogeni diesel lontano dai combustibili fossili e verso l’energia pulita. Un piano di Exalto Energy & Innovation coinvolge anche l’elettrificazione dei trasporti per portare le isole ad essere al 100% alimentate con le rinnovabili.

Concentrandosi su tre delle più grandi isole minori italiane, Favignana, Lampedusa e Pantelleria, la ricerca prende in considerazione la domanda complessiva di energia elettrica di ciascuna e propone alcuni scenari che mostrano come l’energia prodotta dalle rinnovabili possa essere distribuita.

I modelli partono dal presupposto che la domanda di energia delle famiglie rimanga costante – cosa che sta già cadendo attraverso i risparmi di efficienza –, ma prendono in considerazione anche l’elettrificazione dei trasporti. Negli esempi il solare, l’eolico, l’energia prodotta dalle onde, il biogas, il geotermico e i sistemi di stoccaggio sono valutati anche secondo la loro distribuzione sul territorio, indicandone dove la resa può portare al massimo guadagno, in relazione al loro potenziale.

Tra le isole considerate, Pantelleria conta la popolazione maggiore, pari a quasi 8.000 persone. L’isola ha un buon potenziale geotermico che, oltre a fornire energia, riduce la necessità di stoccaggio. Un terzo della domanda potrebbe essere coperto dall’energia eolica, un 18% dall’energia solare e un 5% può essere prodotto attraverso l’energia ricavata dal movimento delle onde.

Anche Lampedusa ha un buon potenziale eolico che potrebbe coprire i due terzi della domanda. Il solare potrebbe sostenere il 28% del fabbisogno e l’energia prodotta dal mare un altro 7%. La più piccola Favignana sarebbe in grado di arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili raccogliendone il 54% dall’eolico, il 40% dal solare e il rimanente 6% dal moto ondoso.

In questo scenario potrebbero crearsi centinaia di posti di lavoro e questi progetti potrebbero diventare percorsi per la decarbonizzazione da realizzare sulla terraferma, che, attraverso le innovazioni messe in atto dalla società italiana più grande nella fornitura energetica, l’Enel, stanno già prendendo forma.

Naturalmente molto deve avvenire a livello politico per incoraggiare queste transizioni a concretizzarsi. Ciò che la ricerca mostra è che i leader riuniti a Parigi al vertice sul clima delle Nazioni Unite hanno una serie di opzioni per ognuno dei loro Paesi che possono utilizzare per mirare ad una produzione di energia al 100% derivata da fonti rinnovabili. E questo vale anche per quei Paesi che ancora attualmente stanno attraversando una fase economica difficile.

 

Fonte: Greenpeace Energy desk

Data: Dicembre 2015

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