L’impegno deluso: i paesi del G7 stanno ancora sovvenzionando pesantemente l’industria dei combustibili fossili

L’impegno deluso: i paesi del G7 stanno ancora sovvenzionando pesantemente l’industria dei combustibili fossili

Gli stati membri del G7, oltre a non aver raggiunto un accordo all’ultimo incontro del G7 in Canada, non sono nemmeno riusciti a tagliare i sussidi all’industria dei combustibili fossili. Al di là delle tante buone intenzioni per limitare i cambiamenti climatici, uno studio condotto da Overseas development institute (Odi)– un think-tank indipendente – ha dimostrato come, nonostante la maggior parte dell’opinione pubblica lo ignori, le fonti tradizionali continuino a spostare importanti risorse pubbliche in tutti i Paesi delle sette maggiori economie avanzate degli Stati Uniti, Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia e Italia.

100 i miliardi spesi per supportare i combustibili fossili

Lo studio prende in esame i dati disponibili e, sulla loro base, stima che siano 100 i miliardi di dollari di sussidi che i Paesi del G7 forniscono annualmente ai settori del petrolio, del gas e del carbone. Un dato che va nella direzione opposta agli impegni che gli stessi governi si sono presi per sostenere l’energia pulita e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Le nazioni del G7 – come quelle del G20 – hanno ripetutamente proclamato il loro impegno per eliminare progressivamente le sovvenzioni ai combustibili fossili e arrivare entro il 2025 ad azzerare tali quote. La nuova analisi mostra però che la strada è ancora lunga in quanto, dall’accordo sul clima di Parigi datato 2016, tutti i Paesi hanno continuato a spendere risorse pubbliche – attraverso sovvenzioni o prestiti – per sostenere l’industria del petrolio e del gas.

 

Il sostegno al consumo di petrolio e carbone non è un problema dei soli mercati emergenti

In generale, lo studio mostra come tutti i governi del G7 abbiano destinato risorse pubbliche per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas anche dopo il 2016, anno in cui è entrato in vigore l’Accordo di Parigi. Nel 2015 e nel 2016 gli stessi Paesi hanno fornito almeno 81 miliardi di dollari americani al settore gas & oil che possono essere classificati di sostegno fiscale e 20 miliardi in finanziamenti pubblici per la produzione e il consumo di petrolio, gas e carbone in patria e all’estero. Il 64% di questo sostegno fiscale è stato destinato al trasporto, alle famiglie, all’industria e ad altri settori. Un elemento questo che va contro il comune pensiero che ritiene che i sussidi al consumo siano presenti solo nei mercati emergenti o in via di sviluppo per stimolarne la crescita.

Fonte: Lifegate

Data: Luglio 2018

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