L’Opec punta sulle rinnovabili

L’Opec punta sulle rinnovabili

Si sono aperti il 2 giugno a Vienna i lavori del cartello che chiuderanno con una conferenza stampa. Il fronte dei produttori si presenta come al solito spaccato. Mentre l’Arabia sta tentando una mediazione, mostrando disponibilità all’introduzione di un tetto pro-quota alla produzione, l’Iran va in senso opposto. E al gruppo Dow Jones Newswires ha annunciato, prima di entrare in meeting, che intende aumentare in maniera consistente l’estrazione, fino a 4,8 milioni di barili al giorno dagli attuali (dato di aprile secondo Platts) 3,38 milioni. E il Wti americano, che stava cercando di prendere slancio verso quota 50 dollari a barile, ha subito un drastico arresto. Alle ore 11,20 italiane il greggio scambiava a 49,15 dollari il barile.

Ma Teheran non è il solo problema che il cartello deve affrontare, dicono gli analisti interpellati dalla stessa Opec all’interno della sala stampa della sede viennese. Fra le altre questioni sul tavolo c’è anche il ritorno dei produttori americani di olio da scisto, aiutati dai recenti rialzi del greggio, che spingeranno l’offerta. Alcuni di questi, che hanno investito nelle ultime tecnologie per estrarre greggio a costi più bassi, vedono i pozzi essere produttivi già a 40 dollari al barile. Mentre i siti più vecchi sono molto più onerosi, e rendono con il greggio a 60 – 70 dollari.

La frenata della Cina non aiuta e neppure la politica di stretta dei tassi da parte della Fed, che fa alzare il dollaro. A questo si aggiunga il tetto all’inquinamento causato dalla produzione di idrocarburi stabilito a Parigi al vertice COP21. L’Opec oggi nel discorso di apertura ha detto che le decisioni di Parigi sono le benvenute, ma di fatto non vanno nella direzione dei produttori di petrolio. I quali continuano a minimizzare l’impatto sull’ambiente degli idrocarburi dicendo oggi che è un problema risolvibile dalla tecnologie (dal discorso di Abdalla S. El-Badri, segretario generale dell’Opec: “Yes, there are environmental issues regarding the emissions that come from fossil fuels. But I believe that this is a challenge that can be overcome. I am a believer that solutions can be found in technologies that reduce and ultimately eliminate these emissions”).

È anche vero che le energie rinnovabili, sole e vento, sono già un target di diversificazione e investimento per i Paesi medio orientali. Secondo Abdalla S. El-Badri, segretario generale dell’Opec, non c’è dubbio che continueranno a giocare un ruolo sempre più importante. Secondo i calcoli del cartello, sole e vento peseranno per il 22% dell’offerta energetica mondiale entro il 2040. Nucleare e idroelettrico manterranno invece negli anni la loro quota (“There is no doubt that renewables, such as solar and wind, will continue to significantly expand their role. Opec Member Countries recognize and support their development. Many investments are being made by Member Countries in this sector”; e nelle conclusioni del discorso di apertura: “And in the long-term, we need to lay a practical and realistic energy path. It is one that requires investments in all energies, both fossil fuels and non-fossil fuels”; Opec recognizes that the challenges related to the environment and climate change are a concern for us all. And we will continue to push to improve energy efficiency and develop cleaner energies”; “Yes, we need to continually push to develop more renewables. Yes, we need hydropower and nuclear. And yes, we need to appreciate the need to develop cleaner fossil fuel technologies, given the future role of fossil fuels”).

Secondo TheNational Business, sito degli Emirati Arabi, l’Arabia Saudita dovrà investire 200 miliardi di dollari nel segmento delle energie rinnovabili se intende diversificare la sua economia e diventare indipendente dal petrolio entro il 2020. La diversificazione fa parte dei target del nuovo piano di governo messo a punto dal principe Mohammed bin Salman, che intende installare a breve 9,5 gigawatt di energia pulita. Qui gli analisti di Acwa Power prevedono un investimento, fra fotovoltaico e solare, di 20 miliardi di dollari.

Gli analisti sul petrolio oggi hanno messo in evidenza anche alcuni punti a favore del rialzo futuro dei prezzi, che secondo loro avrebbero buoni margini per sfondare la barriera dei 50 dollari a barile nella seconda parte dell’anno.

Fra i pro vi sono il taglio agli investimenti, stimato in un 15% oggi dall’Opec per il 2016, le 17 recenti bancarotte di produttori di shale negli Stati Uniti e la conseguente continua riduzione di pozzi attivi, come viene registrato tutte le settimane dall’Eia (Energy Information Agency) americana. A questo sio aggiunga che le banche sono oggi molto restie a erogare prestiti a società petrolifere se non hanno i conti più che in ordine. Fra gli elementi a favore, poi, la forte driving season americana, la stagione in cui negli Usa si viaggia molto a bordo delel auto, sempre più Suv che bevono molta benzina.

Gli esperti sono però divisi sulla Cina. Alcuni vedono il Paese ancora trainante nel rialzo dei prezzi del petrolio grazie ad una middle class emergente molto forte in termini di numeri. Altri sono più orientati verso una visione cauta, a causa dell’economia in continuo rallentamento.

Fonte: Milano Finanza

Data: Giugno 2016

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