Nel 2017 c’è ancora chi pensa ad investire in nuovo carbone

Nel 2017 c’è ancora chi pensa ad investire in nuovo carbone

Non c’è più spazio per il carbone, il futuro è nelle rinnovabili. Lo ha spesso sottolineato Christiana Figueres, l’ex segretario esecutivo dell’United Nation Framework Convention on Climate Change (Unfccc) dell’Onu. Un messaggio che non tutti sembrano aver colto, tanto che esistono ancora aziende che continuano a investire nel carbone. Una organizzazione non profit tedesca ha stilato una lista di chi continua a giocare con il futuro del nostro Pianeta.

La black list di chi investe in nuovi impianti a carbone

La ong tedesca Urgewald ha mappato le società che hanno manifestato l’interesse o stanno sostenendo economicamente la costruzione di nuovi impianti a carbone. Tutti i risultati sono stati organizzati in un database ottenuto mettendo insieme dati pubblici raccolti dai bilanci delle società, da siti web e da documenti dei singoli investitori. La banca dati è consultabile gratuitamente online sul sito www.coalexit.org. Un lavoro svolto insieme a organizzazioni come Banktrack, Les Amis de la Terre, Rainforest Action Network, Development Yes Open Mines No, Asian People’s Movement on Debt and Development, oltre all’italiana Re:Common, un’associazione che lavora per informare e prevenire la corruzione e la distruzione dei territori.

La black list ha preso in analisi 120 società che stanno attivamente puntando sul carbone con oltre 1.600 le nuove centrali progettate o in fase di realizzazione a livello mondiale, per un totale di 840mila megawatt di potenza.

Tra le società più attive nel sostenere nuove infrastrutture per lo sfruttamento del carbone spicca al primo posto della classifica l’indiana India’s Thermal Power Corporation (38mila megawatt), le cinesi SPIC (31.500 megawatt), China Datant (28.900 megawatt) e Shenhua (17.250 megawatt). La prima realtà africana è l’azienda sudafricana Eskom, che si aggiudica il quindicesimo posto, per l’Europa è la polacca Polska Grupa Energetyczna.

I Paesi nel mondo dove si stanno programmando la costruzione di nuovi impianti a carbone (Fonte: Coalexit)

I Paesi nel mondo dove si stanno programmando la costruzione di nuovi impianti a carbone (Fonte: Coalexit)

Carbone, una scelta di investimento destinata a fallire

Leggendo la black list delle aziende coinvolte con il carbone colpisce il fatto che molte non sono propriamente legate all’industria del carbone. ToyoInk è un caso particolarmente interessante. Si tratta di un produttore di inchiostri e materiali di stampa che ha sede in Malesia e che sta cercando nuovi modelli di business. Chiudendo gli occhi di fronte al fatto che l’energia pulita offra costi di progetto più redditizi per gli investitori e, allo stesso tempo, benefici di un sostegno normativo grossomodo stabile in tutto il mondo – come ha rilevato un’analisi di Frost & Sullivan –, ToyoInk ha deciso di attivarsi proprio nell’industria del carbone. Un’occasione persa visto che gli investimenti nelle fonti rinnovabili sono in piena espansione a scapito proprio dei metodi tradizionali di generazione elettrica.

La potenza in megawatt delle nuove centrali a carbone in programma nei 25 Paesi dove è attesa la maggior espansione (Fonte: CoalSwarm)

La potenza in megawatt delle nuove centrali a carbone in programma nei 25 Paesi dove è attesa la maggior espansione (Fonte: CoalSwarm)

Fonte: Lifegate

Data: Settembre 2017

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