Nella UE mancano 118 miliardi di euro di fondi per spegnere il nucleare

Nella UE mancano 118 miliardi di euro di fondi per spegnere il nucleare

In Europa mancano più di 118 miliardi di euro per smantellare le centrali nucleari e governare la gestione dell’immagazzinamento dei rifiuti: è questo quanto mette in luce un documento di lavoro della Commissione europea consultato da Reuters.

Il documento mostra che le risorse disponibili coprono solo 150,1 miliardi di euro di costi di smantellamento – in cui è compreso quello che sarà il lungo smantellamento delle centrali, nonché la rimozione e lo stoccaggio di parti radioattive e rifiuti –, a fronte dei 268,3 miliardi di euro di costi previsti.

I dati sono parte di una analisi più ampia sulla capacità nucleare europea, il cosiddetto Nuclear Illustrative Programme of the Commission (Pinc), l’ultimo dei quali è stato pubblicato nel 2007, prima della crisi nucleare di Fukushima in Giappone avvenuta cinque anni fa.

Conseguentemente a questo incidente, la più grande economia europea, la Germania, ha deciso di abbandonare completamente entro il 2022 l’energia nucleare, facendo maggiore affidamento sull’energia solare ed eolica, così come sul carbone e il gas, eliminando il rischio di un incidente nucleare.

Tra i 16 Stati membri dell’UE dove sono ancora in funzione le centrali nucleari, secondo il documento, solo gli operatori della Gran Bretagna hanno risorse dedicate sufficienti a coprire i costi previsti: 63 miliardi di euro.

Il nucleare in Francia, dove esiste il più grande parco di impianti in Europa, è fortemente sottofinanziato, con risorse destinate pari solo a 23 miliardi di euro, meno di un terzo dei 74,1 miliardi di euro dei costi attesi.

In Germania, ulteriori 7,7 miliardi di euro di fondi sono necessari oltre agli attuali 38 miliardi.

I costi di disattivazione variano a seconda della tipologia di reattore, alle sue dimensioni, alla sua posizione e dalla vicinanza e disponibilità di impianti di smaltimento, ma anche dall’utilizzo previsto in futuro per il sito oltre che dalla condizione del reattore al momento della disattivazione.

Anche se la tecnologia utilizzata per la disattivazione potrebbe gradualmente diventare più economica, il costo dei magazzini dove depositare gli scarti finali è in gran parte sconosciuto e altri costi potrebbero crescere a dismisura nel corso del tempo. La durata dei reattori è misurata in decenni, il che significa che i costi di finanziamento e gli accantonamenti dipendono fortemente dai livelli imprevedibili dei tassi di interesse.

 

Fonte: Green Planner Magazine

Data: Marzo 2016

Leggi l’articolo in inglese


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