Norvegia, il regno del petrolio si converte all’energia pulita

Norvegia, il regno del petrolio si converte all’energia pulita

Basta andare a visitare amici a Drammen, il quartiere chic al capolinea del treno superveloce città-aeroporto, e te ne accorgi: ovunque nelle aree di parcheggio vedi auto elettriche, molte in ricarica. La colonnina con la presa di corrente fornisce energia gratis o quasi. E incentivi e sovvenzioni non finiscono qui: l’obiettivo è ambizioso, forse il più radicale al mondo. La Norvegia, ‘PetroStato’ per eccellenza in Europa, vuole arrivare nel 2025 passo dopo passo a una situazione in cui sarà consentito immatricolare solo auto nuove, camion, minibus o autobus elettriche, o comunque a emissioni zero. L’accordo tra quattro dei maggiori partiti è già raggiunto, siamo a un passo dalla legge. Rivoluzione nell’economia e nelle abitudini del quotidiano, insomma ancora una svolta tipica della cultura collettiva del ‘Grande Nord’. Addio al motore a combustione interna, senza rinunciare a un grammo di mobilità e quindi di libertà personale.

È un esempio di valore politico ed etico, certo non cambierà i dati europei o globali delle emissioni causate dal traffico stradale, visto che il ricco democratico regno conta appena 5 milioni di abitanti, più o meno mezza Londra. Ma già oggi il 20 per cento del parco auto norvegese è costituito da vetture elettriche. Tesla tipo S, il miglior prodotto del genere al mondo, poi Nissan Leaf, la nuova Golf elettrica, la Bmw i3. Tutti prodotti importati dunque. Non fa nulla: non esiste produzione nazionale d’auto, quindi priorità all’ambiente.

Situazione speciale, quella dello Stato guidato da re Harald quinto. La Norvegia è il primo produttore di petrolio europeo, con le vendite di greggio che nonostante la caduta del prezzo equivalgono al 45 per cento dell’export e al 20 per cento del prodotto interno lordo. Ma la Norvegia è anche un’economia solida quanto creativa. Ha reagito al crollo del caro-petrolio diversificandosi. E intanto già produce il 90 per cento del suo fabbisogno energetico con le rinnovabili, specie grazie alle turbine mosse dai fiumi sotterranei grazie alle quali il gigante energetico pubblico proprietario del più ricco fondo sovrano del mondo, esporta elettricità.

Già oggi, molti incentivi incoraggiano il cittadino norvegese medio a comprare un’auto elettrica, come se non bastasse la diffusa coscienza ambientale quale valore costitutivo. Chi acquista una Tesla, una Leaf, una E-Golf o qualsiasi altra auto elettrica è esentato dalle tasse sul valore dell’auto acquistata, dai costi dei parcheggi e da ogni pedaggio. Anche escludendo il risparmio regalato dalle colonnine per il ‘pieno elettrico’ gratis, parliamo di aiuti in media sui 10 mila euro annui per ogni automobilista. Di qui al 2025, ha deciso a oslo il governo della premier conservatrice Erna Solberg appoggiato dalle opposizioni laburista e altre, inizierà il punto di non ritorno. Immatricolazione solo per veicoli (appunto auto, minibus, bus e camion) a emissioni zero, che siano propulsi da motori elettrici o da sistemi a cellule di carburante. Così il regno vuole andare oltre gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati recentemente dal vertice sul clima di Parigi. E ancora: lo Stato spenderà almeno un miliardo di dollari per ‘bicistrade’, cioè autostrade riservate a biciclette.

Il paese è collinoso e montuoso, ma con una E-Bike puoi fare molto. Così, entro il 2030 quando i superstiti veicoli a motore a combustione cominceranno a invecchiare e morire, le emissioni saranno dimezzate su scala nazionale, secondo i calcoli delle autorità. Da qui ad allora le auto elettriche offriranno ancor più autonomia per viaggi lunghi, e per chi ha tanta fretta le ferrovie norvegesi (che usano anche molti treni regionali veloci made in Italy) offrono valide alternative di mobilità. Facile dire che Elon Musk (fondatore e patron di Tesla), Carlos Ghosn (il figlio di parrucchieri libanesi numero uno di Renault-Nissan) e pochi altri amministratori e delegati di produttori di auto elettriche, brinderanno a champagne.

Fonte: La Repubblica

Data: Giugno 2016

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