Ocse: l’ora dell’economia del carbonio sta terminando

Ocse: l’ora dell’economia del carbonio sta terminando

Il Segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría ha tenuto il 3 luglio 2015 presso la London School of Economics and Political Science una conferenza, presieduta da Sir Nicolas Stern, sul tema “Climate: What’s changed, what hasn’t and what we can do about it – Six Months to Cop21” (Clima: quel che è cambiato, cosa non è mutato e cosa possiamo fare al riguardo. A sei mesi dalla Cop21)”.

Gurría ha parlato di come i governi dovrebbero ripensare al ruolo del carbone nell’approvvigionamento energetico poiché gli investimenti che perdurano per la generazione dell’energia elettrica dal carbone costituisce la più seria minaccia per il clima del Pianeta.

Nel corso della conferenza, Gurría ha sottolineato, soprattutto, che i Paesi dovrebbero valutare in maniera più rigorosa i costi effettivi dell’utilizzo del carbone, i cui prezzi non riescono a rendere pienamente conto dei costi ambientali, sulla salute e finanziari, dal momento che molte delle centrali a carbone oggi in costruzione potrebbero essere chiuse prima della fine del loro ciclo di vita. Più in generale, Gurría ha avvertito che i contributi dei vari Paesi (gli Indcs che i Paesi hanno comunicato alla Segreteria dell’Unfccc affinché si sappia in modo trasparente prima della Conferenza di Parigi di quanto i Paesi sono disposti ad impegnarsi) per la riduzione delle emissioni dopo il 2020, non sono coerenti con un percorso che limiti il riscaldamento globale entro i +2°C alla fine del secolo.

Inoltre, ha aggiunto che le lancette dell’orologio del carbonio stanno portando a termine inesorabilmente il giro e la Conferenza sul Clima (Cop21) di Parigi deve dare un segnale chiaro e credibile che i governi sono determinati a raggiungere un più elevato livello di ambizione.

“I contributi alla mitigazione attualmente presentati da parte dei Paesi non ci portano a dove dovremmo essere al 2030 – ha dichiarato testualmente il Segretario generale Ocse – Chiamare qualcosa un processo non garantisce il conseguimento del risultato. Siamo rimasti in questa fase per oltre 20 anni e ora gli impegni semplicemente non tornano”.

Un continuo investimento nel carbone è uno dei tanti “disallineamenti” tra gli obiettivi climatici e le politiche dei Paesi in altri ambiti, ha sottolineato Gurría.

“L’Ocse, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’Agenzia per l’Energia Nucleare e il Forum Internazionale dei Trasporti hanno unito le forze per produrre la prima analisi globale a livello di ripercussioni economiche di tali potenziali disallineamenti. Il rapporto pubblicato identifica gli eventuali disallineamenti con obiettivi climatici in quasi tutte le aree delle politiche di governo, dalla regolazione del mercato dell’energia elettrica all’uso dei suoli. I governi dovrebbero studiarsi le sue 200 pagine e considerare, in ogni contesto nazionale, come risolvere questi disallineamenti e far sì che tutti i ministri riferiscano regolarmente sulle modalità con le quali stanno portando avanti le politiche in allineamento. Ciò è essenziale per una transizione più efficace e meno costosa verso un’economia a basse emissioni di carbonio”.

Il rapporto a cui ha fatto riferimento Gurría è “Aligning Policies for a Low-carbon Economy” che presenta la prima ampia diagnosi delle incoerenze con gli obiettivi climatici in aree essenziali per la transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio, richiamando l’attenzione sulle numerose contraddizioni in settori dell’azione pubblica quali la finanza, la tassazione, le politiche commerciali, l’innovazione e l’adattamento al cambiamento climatico, nonché in tre specifici settori come l’elettricità, la mobilità urbana e l’utilizzo dei terreni.

 

Fonte: Regioni & Ambiente

Data: Ottobre 2015

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