Perché è il momento di sfatare i miti sul nucleare

Perché è il momento di sfatare i miti sul nucleare

Quest’anno è stato il quinto anniversario del disastro di Fukushima ed il 30° dell’incidente di Chernobyl. Insieme costituiscono i più grandi incidenti nucleari che il mondo abbia mai visto.

Anche ora, una diffusa confusione su questi disastri affligge ancora la discussione razionale sulla produzione di energia; troppo spesso il dibattito diventa inutilmente aspro, affidato alla retorica anziché ai fatti. Eppure, mano a mano che il cambiamento climatico diventa un fattore sempre più aspro, abbiamo bisogno più che mai di fare una discussione ragionata sul nucleare. A tal fine, vale la pena dissipare alcuni miti persistenti.

Gli eventi nella città ucraina di Pripyat, la mattina del 26 aprile 1986, hanno inciso in modo permanente il nome di Chernobyl, con tutte le sue connotazioni, nella mente delle persone. Con nero sarcasmo, si è trattato di un esperimento sulla sicurezza mal condotto che è stato il catalizzatore del peggior disastro nucleare della storia. L’odiosa sequenza degli eventi che hanno portato all’incidente potrebbe costituire materiale per un intero articolo. In sostanza, però, la miscela di un disegno imperfetto, superficialità e un tragico disprezzo per il protocollo sperimentale sono elementi tutti di primo piano nel piano del disastro. Il risultato netto di questo test sbagliato è stata una enorme esplosione di vapore, capace di una spinta abbastanza forte da far scoppiare le 2.000 tonnellate del reattore a fusione pulita attraverso il tetto dell’impianto.

Nonostante la forza esplosiva dello scoppio, quello che seguì non fu un’esplosione nucleare. Lo spettro della guerra fredda ha lasciato una sfortunata associazione tra armi nucleari ed energia nucleare, ma è importante notare che le due operano su principi molto diversi. L’esplosione di Chernobyl è stata invece un convenzionale guasto dovuto ad un’alta pressione causata dal vapore in eccesso. Pochi secondi dopo, il refrigerante rimasto gettato sul vapore ha causato una seconda e ancora più grande esplosione, disperdendo il nocciolo nucleare ormai in frantumi e chiudendo la reazione a catena. Questa seconda esplosione ha espulso anche pezzi di grafite in aria, che ha preso fuoco rilasciando fallout radioattivo. Si stima che la seconda esplosione abbia rilasciato 40 miliardi di joule di energia, più o meno equivalente alla impressionante cifra di 10 tonnellate di TNT.

Contrariamente a tutte le norme di sicurezza, il tetto del complesso del reattore era stato costruito con bitume, che si è rivelato un agente altamente infiammabile. La combustione delle barre di grafite altamente tossiche ha acceso almeno cinque fuochi sul tetto del reattore adiacente. Per complicare ulteriormente le cose, il capo turno di notte e l’ingegnere capo litigavano sulla possibilità che il reattore dovesse essere fermato. Per diverse ore i lavoratori erano nel sito protetti da una protezione minima. I vigili del fuoco sono arrivati sulla scena, completamente all’oscuro dei pericoli a cui venivano esposti. Nella confusione, un elicottero che aveva il compito di scaricare 5.000 tonnellate di sabbia e di neutroni assorbenti di boro, nel tentativo di placare le fiamme entra in collisione con una gru e cade sul terreno, uccidendo tutti e quattro i membri dell’equipaggio sul colpo, un evento tragico catturato dalla macchina fotografica. Alle 5 del mattino il fuoco era stato messo sotto controllo, ma diversi uomini erano stati esposti a livelli elevati di radiazioni e mancava ancora una protezione di base.

Fonte: The Guardian

Data: Aprile 2016

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