Petrolio, autoritarismo e guerra

Petrolio, autoritarismo e guerra

di Zack Beauchamp

Quasi ogni giorno, anche se non si possiede una macchina, probabilmente si acquista qualcosa a base di petrolio. Di solito non pensiamo a dove vanno quei soldi perché la risposta, almeno qualche volta, è che si finisce per riempire le tasche di alcune delle persone più letali al mondo.

Il problema, infatti, potrebbe essere più grande di quanto pensiamo. Secondo il nuovo libro di Leif Wenar, che ha una cattedra di filosofia e diritto al King’s College di Londra, il modo con cui è impostato il commercio globale del petrolio significa che questo non solo finanzia passivamente i “cattivi” ma li incoraggia attivamente.

Leif Wenar. Oxford University Press

Leif Wenar. Oxford University Press

Nel suo olio libro “Blood Oil”, Wenar si propone di spiegare un fatto sorprendente: gran parte del mondo ha visto una diminuzione di autoritarismi e guerre, ma i paesi ricchi di petrolio sono stati lasciati indietro. Wenar incolpa il petrolio: i suoi profitti permettono agli stati autoritari di reprimere più efficacemente il dissenso rispetto agli stati la cui economia non si basa sul petrolio. Esso inoltre aiuta i gruppi militanti a finanziare le loro macchine da guerra.

Wenar sostiene che il problema con il petrolio va al di là del fatto che è così prezioso. Il problema è in parte causato dalla struttura del mercato mondiale del petrolio stesso. Egli ha individuato le origini del problema in una parte del diritto internazionale che chiama “potere a conferire diritti”: chi controlla il petrolio può vendere sul mercato globale, indipendentemente dal fatto che l’abbia o meno preso con la forza. Non è tanto una regola “formale” quanto un costume che nessuno si è mai davvero preso la briga di cambiare, ma che Wenar ritiene essere causa di molti problemi seri.

Ho chiamato Wenar per approfondire questi temi, per spiegare quanto il mercato globale del petrolio diffonda la violenza e perché “il potere a conferire diritti” sia il nocciolo del problema. Quello che segue è la trascrizione della nostra conversazione.

 

Lei ed un sacco di altri studiosi parlate di petrolio come la causa principale dell’autoritarismo, delle uccisioni di stato, delle guerre civili e della violenza delle milizie. Perché pensa questo?

Lasciate che vi dia un fatto di sintesi. Si sa molto degli incredibili progressi che il mondo in via di sviluppo ha fatto negli ultimi 35 anni in termini di democratizzazione, di riduzione della povertà e della violenza, ed è un fatto straordinario, fatta eccezione per gli stati petroliferi. Gli stati del petrolio, nel loro complesso, non sono diventati più ricchi, più liberi o più sereni di quanto non lo fossero nel 1980, e questo, da solo, è già notevole. C’è qualcosa nell’essere un importante esportatore di petrolio nel mondo in via di sviluppo che è tremendamente pericoloso per la tua economia politica.

In sostanza, ora ci sono enormi riserve di denaro sottoterra e chiunque può controllare con la forza il buco nel terreno ottiene un flusso di entrate gigantesco dal resto del mondo, soldi con cui può fare quello che vuole. Si possono utilizzare per l’acquisto di armi e iniziare o continuare una guerra civile; si può utilizzarli per fare coercizione o per rimanere al potere. Il denaro arriva senza vincoli particolari, non deve mai essere ripagato e può essere utilizzato per qualsiasi cosa gli attori vogliano farci.

La mia opinione è che è questo vecchio, cattivo sistema del “potere a conferire diritti” a causare un sacco di problemi.

Che cosa è esattamente questa regola? Come funziona e perché ci porta a tutti i mali di cui parlava?

Si tratta di una legge di ogni paese che dice: “per le risorse naturali di altri paesi, chi le può controllare con la forza le può vendere a noi”. Ad esempio, quando il partito Baath di Saddam ha preso l’Iraq con un colpo di stato, il mondo ha iniziato ad acquistare il petrolio iracheno da loro, e poi, quando l’Isis ha preso i pozzi, il mondo ha iniziato a comperare il petrolio anche da loro. Poi si può pensare alla Libia: Gheddafi prende il sopravvento in un colpo di stato, e poi, quando i ribelli della primavera araba hanno a loro volta preso i pozzi da Gheddafi, il mondo ha iniziato ad acquistare il petrolio della Libia dai ribelli.

Chiunque può appropriarsene può vendere a noi, e questo significa che i soldi che paghiamo alla pompa di carburante e nei negozi risalgono attraverso le catene di approvvigionamento di tutto il mondo fino ad arrivare a chi può aver avuto più successo nell’essere coercitivo. Questo è il motivo per cui il petrolio in particolare, ma anche le altre risorse naturali, hanno una correlazione con l’autoritarismo e il conflitto armato.

Questa è una spiegazione rilevante del perché questi paesi sono così disordinati.

 

Fonte: Vox

Data: Febbraio 2016

Leggi l’articolo in inglese


Tags assigned to this article:
guerrepetrolio

Articoli correlati

Quando il mondo passerà alle rinnovabili, finiranno le guerre per l’energia

Sia per l’Italia che per l’Europa, oggi, uno dei temi più drammatici è quello dei veri e propri “viaggi della

Conflitti per l’acqua

In un continuo sforzo per capire le connessioni tra risorse idriche, sistemi idrici, la sicurezza internazionale e i conflitti, il

Sicurezza energetica e conflitti: una rassegna a livello paese dei problemi

Lo studio prende in esame tre principali fonti di energia (petrolio e gas, biomassa tradizionale e idroelettrico) e sviluppa un’analisi