Questi saranno i grandi temi sul clima nel 2016

Questi saranno i grandi temi sul clima nel 2016

Il 2015 è stato l’anno del movimento per il clima, dall’accordo della Cop21di Parigi al rigetto definitivo del gasdotto americano Keystone XL. Il movimento ha visto anche alcune sconfitte, come la revoca del divieto di esportazione di petrolio – che potrebbe portare a più greggio spedito via rotaia in tutti gli Usa – e la proliferazione dei politici che negano i cambiamenti climatici al Congresso e durante la campagna elettorale.

Ma solo perché Keystone è stata respinta e la Shell ha deciso di cessare le operazioni di perforazione esplorativa nella regione artica, non significa che le lotte fondamentali per il clima siano finite per sempre.

“Quelle lotte diventeranno più severe nel 2016”, ha riferito a ThinkProgress Bill McKibben, co-fondatore di 350.org. “Da un lato, i danni provocati dai cambiamenti climatici crescono ogni giorno più evidenti ed il calore di quest’anno ha cominciato a spaventare molta gente”.

Ma, ha detto McKibben, nonostante gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, l’industria dei combustibili fossili ha ancora un notevole potere politico ed economico in America, una realtà che porterà certamente nell’anno a venire ad altri scontri tra attivisti del clima e chi fa gli interessi di petrolio, gas e carbone.

“La pur disperata industria dei combustibili fossili ha ancora un potere immenso” ha detto, “il loro inganno è sempre più evidente: l’impatto delle rivelazioni su Exxon ha appena iniziato a produrre effetti. Ma ancora pensano di avere i soldi per trionfare, come l’enorme scommessa [di Charles e David Koch] sulle elezioni del prossimo anno rende evidente”.

Ecco quindi una rassegna di alcune delle tappe del movimento del clima nel 2015 e come potrebbero evolvere nel prossimo anno.

Chi si oppone a Keystone combatte per ‘Keep It in the Ground’

Nel mese di novembre, dopo una campagna di sei anni portata avanti dagli attivisti del clima contro la proposta del gasdotto Keystone XL, l’amministrazione Obama finalmente ha respinto il progetto. In quel momento, tutto è stato visto come una grande vittoria per il movimento per il clima, che aveva colto al volo il passo indietro su Keystone quando sembrava fosse ormai una fatalità ed è riuscito a trasformare il gasdotto in un grido di battaglia per gli attivisti di tutto il Paese.

Ma il Dipartimento di Stato americano non aveva ancora terminato la revoca che gli attivisti si erano già fatti carico di una nuova battaglia.

Vogliamo che i combustibili fossili vengano lasciati nel sottosuolo piuttosto che vengano bruciati e si trasformino in inquinamento pericoloso in cielo“, ha detto Obama durante un discorso in cui affrontava il tema del rifiuto al gasdotto.

Quelle parole ricordano la ‘Keep It In The Ground’ della campagna, un grido di battaglia utilizzato da organizzazioni ambientaliste e attivisti del clima per attirare l’attenzione sulla necessità che la maggior parte delle riserve di combustibili fossili del mondo debba rimanere nel terreno se il mondo vuole evitare il peggio del riscaldamento globale.

“La lotta per Keystone è finita, e credo che ci siano altri posti e temi che il movimento dovrà affrontare”, ha detto RL Miller, fondatore di ClimateHawksVote: “Il primo è ‘Keep It in the Ground’”.

La lotta si sta già facendo strada al Congresso, dove il senatore Jeff Merkley (D-OR) e il senatore e candidato presidenziale Bernie Sanders (I-VT) hanno introdotto un disegno di legge che potrebbe fermare nuovi contratti di locazione di terreni pubblici americani per l’estrazione di carbone, gas, petrolio o sabbie bituminose. La legge denominata ‘Named the Keep It in the Ground Act’ potrebbe far cessare anche le perforazioni offshore nell’Artico e nell’Atlantico.

“Il ‘Keep It in the Ground’ è iniziato in un certo senso come un capitale accademico” ha detto a ThinkProgress Jamie Henn, stratega e direttore alla comunicazione di 350.org. “Penso che ora stiamo aspettando di vederlo applicato sul campo. ‘Keep It in the Ground’ è un tema unificante che può legare insieme le lotte locali e la resistenza globale”.

Le trivellazioni si spostano dall’Artico all’Atlantico

Quando la Royal Dutch Shell ha annunciato la sua intenzione di proseguire le perforazioni esplorative nel mare artico di Chukchi, gli attivisti del clima dall’Alaska a Portland si sono messi a fare opposizione del progetto insieme. A Seattle, gli attivisti sono usciti in kayak lungo lo Stretto di Puget e si sono raccolti intorno ad una piattaforma petrolifera. A Portland, si sono appesi ad un ponte nella speranza di fermare una nave Shell nel suo cammino per raggiungere l’Artico (sono riusciti a ritardare, ma non fermare la nave).

Ma nel mese di settembre – pur avendo ricevuto il via libera da parte dell’amministrazione Obama – la Shell ha annunciato che avrebbe sospeso le operazioni nell’Artico “per il prossimo futuro”.

Gli ambientalisti hanno applaudito, ma l’Artico non è l’unico luogo a cui le compagnie petrolifere stanno guardando per la perforazione in mare aperto. Nel 2016, il prossimo incontro tra le operazioni petrolifere offshore e le comunità locali sarà lungo la costa atlantica, dove l’amministrazione Obama e diversi governatori hanno parlato di nuovi progetti di perforazione offshore.

La resistenza locale alle proposte è palpabile, e in crescita: la scorsa settimana, più di 400 imprese hanno inviato una lettera al governatore Nikki Haley (R-SC) chiedendogli di opporsi alle perforazioni in mare aperto (Haley attualmente è a favore di questa idea). E con il South Carolina che rappresenta uno stato chiave nella prossime elezioni presidenziali, le perforazioni in Atlantico potrebbero diventare una questione chiave per i candidati che sperano di raccogliere voti nello stato.

Il cambiamento climatico sotto i riflettori

Nel 2016, il cambiamento climatico cercherà di prendere il centro della scena durante le elezioni presidenziali, secondo Henn.

Abbiamo questa piccola cosa chiamata elezioni in arrivo” ha detto. “Ad oggi, ci sono già state mille volte più conversazioni sul clima rispetto alle precedenti elezioni. Sono stato davvero colpito dal ruolo che il movimento per il clima ha giocato”.

Henn ha detto che il braccio politico di 350.org lavorerà per tutto il periodo delle elezioni per spingere i candidati sia repubblicani sia democratici ad andare oltre in materia di politica climatica. Con i repubblicani, Henn ha detto, questo significa mettere in evidenza la loro riluttanza ad accettare l’opinione corrente della scienza del clima. Per il lato democratico, significa invece spingere i candidati democratici ad abbracciare politiche più progressiste.

Nella corsa presidenziale repubblicana e altrove, Miller spera che quello che chiama “il muro della negazione”, abbia cominciato ad incrinarsi.

“Sicuramente stiamo iniziando a vedere alcuni piccoli cambiamenti nel partito”, ha detto. “Non è ancora granché, ma trainerà il confronto”.

Si guardi a stati come il New Hampshire, dove il senatore Kelly Ayotte (R-NH) si prepara ad affrontare una gara tirata con lo sfidante democratico Gov Maggie Hassan (NH). Ayotte recentemente è diventato il primo senatore repubblicano a sostenere il Clean Power Plan, una norma supportata da elettori sia repubblicani sia democratici.

Lotte locali con implicazioni globali

Il 2015 è stato un grande anno a livello internazionale per il movimento del clima, conclusosi con l’accordo di Parigi, che gli ambientalisti hanno applaudito come ad un passo “storico” per frenare il cambiamento climatico.

Ma nel 2016, si cercherà di combattere le battaglie ad un livello più locale, dalle battaglie cittadine contro le infrastrutture dedicate ai combustibili fossili alle campagne per il disinvestimento dai fossili a livello statale.

“Voglio assolutamente vedere il movimento per il disinvestimento dai fossili procedere”, ha detto Miller a ThinkProgress.

Henn ha ripetuto questa opinione, definendo il movimento per il disinvestimento una parte integrante dello slancio partito da Parigi.

“Parigi non avrebbe potuto mandare un segnale più chiaro agli investitori”, ha detto. “Il nostro compito è quello di continuare a chiarire la posta morale in gioco [gli investimenti in combustibili fossili], così come quella economica“.

Henn si aspetta che il movimento per il disinvestimento continui a guadagnare forza nelle lotte locali, assumendo obiettivi più grandi, come il fondo pensione di New York o il fondo pensione dello Stato di New York: entrambi hanno iniziato a spostarsi verso il disinvestimento ma ancora mantengono alcuni investimenti nei combustibili fossili.

Le città probabilmente saranno il campo di battaglia per le infrastrutture tra le società di combustibili fossili che cercano di esportare i loro prodotti all’estero e gli ambientalisti che cercano di riallocare un mondo dipendente dai combustibili fossili. Portland, Oregon ha recentemente approvato un decreto che non permetterà di costruire all’interno della città una qualsiasi nuova infrastruttura dedicata ai combustibili fossili. Il sindaco Charlie Hales (D) ha detto che spera che proposte analoghe si diffondano in tutta la West Coast, dove le aziende di combustibili fossili hanno iniziato a cercare luoghi adatti in cui costruire terminal nella speranza di spedire il loro carbone o il loro greggio all’estero.

“Un sacco di cose che le città hanno fatto, e che hanno fatto la differenza sul clima e che ora stanno diventando via via più importanti, sono iniziate piccole”, ha detto Hales. “Abbiamo visto una sorta di diffusione virale di buone idee tra le città, e credo che questo stia per accadere anche su questo tema del disinvestimento“.

 

Fonte: Think progress

Data: Dicembre 2015

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