Rieletto l’unico rappresentante italiano nel Bureau dell’Ipcc

Rieletto l’unico rappresentante italiano nel Bureau dell’Ipcc

Carlo Carraro, l’unico rappresentante italiano nei vertici Ipcc, è stato rieletto nel Bureau del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), l’organismo  delle Nazioni Unite che riunisce su base volontaria migliaia di studiosi da tutto il mondo. L’elezione è avvenuta durante l’assemblea che si è svolta nei giorni scorsi in Croazia, con delegati di 140 paesi, e che ha portato alla presidenza dell’organismo l’economista coreano Hoesung Lee.

Carraro è e continuerà a occuparsi di mitigazione, cioè delle strategie per intervenire sulle cause del cambiamento climatico, come vice-presidente del Working Group III.

L’Università Ca’ Foscari di Venezia dove Carraro è docente ed è stato rettore lo ha intervistato.

Professore, che impegno la aspetta nei prossimi anni con i colleghi del Bureau Ipcc?

«L’impegno più rilevante è la preparazione del sesto Assessment Report. Significa innanzitutto organizzare lo scoping meeting, un incontro nel quale vengono definiti i contenuti del report. Rispetto ai precedenti, il prossimo report dovrà vedere una maggiore interazione tra i tre gruppi e tra i gruppi stessi e i decisori politici. Selezioneremo gli autori del rapporto e dovremo farlo riuscendo a coinvolgere i migliori scienziati ed economisti nonostante tutto il lavoro venga svolto gratuitamente. Per tre anni a partire dal 2017, infine, l’impegno sarà quello di coordinare la struttura dei capitoli del rapporto. Nel breve, già nell’aprile 2016 a Nairobi, dovremo scegliere su quali temi preparare dei rapporti speciali dedicati a questioni specifiche ed urgenti. Sarà necessario trovare un modo per coinvolgere nella fase operativa anche Stati Uniti e Cina, i primi in particolare, visto che tutte le TSU (Technical Support Units, ndr) saranno ubicate in Europa (Francia, Germania e UK)».

Nelle sue prime dichiarazioni, il presidente Lee ha sottolineato aspetti come l’esigenza di comunicare meglio e di coinvolgere studiosi da paesi in via di sviluppo. Come valuta la sua elezione e il programma che promuove?

«Il nuovo presidente ha fatto delle dichiarazioni che fanno ben sperare. E, come primo gesto, parteciperà all’evento che ho organizzato a Parigi, il 9 dicembre durante COP 21, proprio per parlare del futuro dell’Ipcc e proporre nuove idee per dare all’Ipcc maggiore efficacia».

Come è stata accolta la proposta di riforma che ha presentato recentemente su Science assieme ad altri studiosi?

«La richiesta di cambiamento che ho portato avanti ha ricevuto molti consensi e forse questa è alla base della rielezione, evento inusuale, soprattutto perché l’Italia non contribuisce all’Ipcc».

Si aspetta o auspica cambiamenti nelle agende politiche e nel dibattito pubblico dei prossimi anni anche alla luce del lavoro futuro dell’Ipcc?

«Il cambiamento sta già avvenendo con grande rapidità. Basti pensare a come Cina e India si stanno muovendo per ridurre le proprie emissioni. Oramai la separazione tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo è stata cancellata. Oggi tutti i paesi hanno impegni vincolanti sulla riduzione delle proprie emissioni. Inoltre, paesi in via di sviluppo chiedono, giustamente, un supporto finanziario e tecnologico da parte dei paesi sviluppati. Il lavoro dell’Ipcc è stato decisivo nel togliere le incertezze scientifiche sulle origini e gli impatti dei cambiamenti climatici, togliendo quindi ogni alibi ai decisori politici. Ora tutti sanno che bisogna muoversi in fretta altrimenti i danni economici saranno molto rilevanti».

 

Fonte: InFoscari – Università Ca’ Foscari Venezia

Data: Ottobre 2015

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