Se si vuole limitare il riscaldamento globale, l’utilizzo di combustibili fossili deve scendere ancora più velocemente

Se si vuole limitare il riscaldamento globale, l’utilizzo di combustibili fossili deve scendere ancora più velocemente

Gli scienziati del clima hanno una cattiva notizia per i governi, le imprese del settore energetico, gli automobilisti, i passeggeri e i cittadini del mondo: per contenere il riscaldamento globale entro i limiti stabiliti lo scorso dicembre a Parigi dalle 195 nazioni, si dovrà tagliare l’utilizzo dei combustibili fossili più velocemente di quanto si è ipotizzato.

Joeri Rogelj, ricercatore presso l’Istituto internazionale per l’analisi dei sistemi applicati in Austria, insieme ad altri colleghi europei e canadesi, ha presentato su Nature Climate Change uno studio in cui si afferma che tutte le stime precedenti sulla quantità di anidride carbonica che può essere rilasciata in atmosfera senza che il termometro delle temperature salga a livelli potenzialmente catastrofici sono troppo generose.

Invece di stime sulle emissioni ammissibili che potevano arrivare fino a 2.390 miliardi di tonnellate a partire dal 2015, potrebbero essere rilasciati al massimo 1.240 miliardi di tonnellate.

In effetti, questo dimezza i livelli di gasolio e benzina disponibili per i nostri serbatoi, il carbone per le centrali elettriche e il gas naturale per il riscaldamento e la cottura disponibili all’uomo prima che la temperatura media globale – già 1°C superiore a quella che si registrava all’inizio della rivoluzione industriale – raggiunga gli ipotetici 2°C su cui la comunità internazionale concorda si trovi il punto di non ritorno per il pianeta.

In realtà, il Framework Convention delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Parigi ha concordato un obiettivo “ben al di sotto” dei 2°C, dando valore alle inquietanti previsioni, una delle quali era che, a tali temperature planetarie, il livello del mare salirebbe abbastanza da sommergere diverse piccole isole.

Il documento Nature Climate Change è la riaffermazione di un problema che è stato chiaro per decenni. Le proporzioni di biossido di carbonio nell’atmosfera sono legate alle temperature della superficie dei pianeti e, man mano che queste salgono, sale anche la temperatura media. Per la maggior parte della storia umana, queste proporzioni oscillavano su circa 280 parti per milione.

Lo sfruttamento globale, su larga scala, di combustibili fossili ha spinto l’espansione dell’agricoltura, la crescita delle economie, portando ad una crescita di sette volte della popolazione umana, un aumento del livello del mare di 14 cms, e un aumento della temperatura di, finora, 1°C.

Per fermare l’aumento delle temperature di un altro 3°C o più e del livello dei mari oltre il metro, gli esseri umani devono ridurre le emissioni provocate dai combustibili fossili. Di quanto queste debbano essere ridotte è difficile da calcolare.

Il bilancio globale del carbonio è davvero un equilibrio tra ciò che gli animali emettono – in questo contesto, il termine ‘animali’ comprende anche gli esseri umani con le loro automobili, gli aeroplani e le fabbriche – e le piante e le alghe che sono in grado di assorbirlo. Così i calcoli sono carichi di incertezze in relazione a foreste, praterie e oceani.

Per rendere le cose più semplici, gli scienziati del clima avrebbero tradotto l’obiettivo in termini di miliardi di tonnellate di anidride carbonica che, idealmente, possono essere rilasciate in atmosfera a partire dal 2015. Anche queste, però, sono stime.

Vi è un accordo generale che, posto un limite di 590 miliardi di tonnellate, si riuscirebbe ad evitare in modo certo al mondo il surriscaldamento in modi che imporrebbero sempre maggiori tensioni alla società umana. La discussione riguarda il limite superiore di tali stime.

Dr Rogelj dice: “Al fine di avere una ragionevole possibilità di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, possiamo emettere solo una certa quantità di anidride carbonica, per sempre. Questo è il nostro budget di carbonio“.

 

Fonte: The Guardian

Data: Marzo 2016

Leggi l’articolo in inglese

Leggi lo studio su Nature Climate Change



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