Sempre più Asia e meno Europa, ecco come cresce l’occupazione nelle rinnovabili

Sempre più Asia e meno Europa, ecco come cresce l’occupazione nelle rinnovabili

Sono sempre di più in tutto il mondo, anche se la loro crescita sta un po’ rallentando rispetto agli anni passati: stiamo parlando dei posti di lavoro nelle fonti rinnovabili, monitorati dall’International Renewable Energy Agency (Irena).

L’occupazione è aumentata nel 2015 rispetto ai dodici mesi precedenti, perché i green jobs su scala globale sono diventati poco più di otto milioni, cioè il 5% in più dei 7,7 milioni registrati nel 2014.

Per colletti verdi, però, Irena intende solo le persone occupate in modo diretto o indiretto nelle varie filiere dell’energia pulita, come l’eolico, il fotovoltaico e le biomasse, escludendo perciò tutti gli altri settori che possono rientrare nell’alveo dell’economia verde più in generale, ad esempio il riciclo di rifiuti/recupero di materiali, packaging sostenibile, eccetera. L’agenzia internazionale, inoltre, ha conteggiato a parte gli impiegati del grande idroelettrico: sono circa 1,3 milioni secondo una stima conservativa.

Cina, Brasile, Stati Uniti: ecco il podio

La mappa mondiale del lavoro verde somiglia molto alla recente fotografia di Ernst & Young sui paesi che sanno attirare i maggiori investimenti nelle tecnologie pulite.

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C’è sempre più Asia e meno Europa: il 60% dell’occupazione nelle fonti rinnovabili si concentra nel continente asiatico, grazie soprattutto al ruolo dominante della Cina con più di tre milioni e mezzo di persone impiegate nelle diverse filiere energetiche.

Per vedere il secondo gradino del podio occorre spostarsi in Sudamerica: il Brasile con 918.000 green jobs, mentre gli Stati Uniti sono terzi a quota 769.000. Ottimi risultati anche per India e Giappone, rispettivamente 416.000 e 388.000. In Europa è la Germania a primeggiare con 355.000 occupati.

L’occupazione cala nelle fonti fossili

Il dato positivo per le rinnovabili, evidenzia Irena, è che riescono a incrementare i posti di lavoro, mentre nelle fonti fossili la tendenza è opposta. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’occupazione nel comparto oil&gas è crollata del 18% a fronte del +6% riscontrato nelle energie verdi. Similmente, in Cina i green jobs sono molti di più rispetto a quelli assicurati dall’industria degli idrocarburi (3,5 milioni contro 2,6 milioni).

Irena è convinta che questi numeri siano destinati a crescere: l’obiettivo è raddoppiare la percentuale di energia pulita nel mix mondiale entro il 2030, facendo lievitare gli addetti a circa 24 milioni. Le politiche pro-rinnovabili di molti paesi emergenti in America Latina, Asia e Africa, l’apertura di nuovi mercati alla concorrenza in campo energetico (Messico e Argentina tra i casi più recenti), i costi in discesa delle tecnologie, sono tutti elementi che vanno nella direzione auspicata da Irena.

Fotovoltaico al top

Intanto è il solare fotovoltaico a dominare sempre la scena internazionale, con quasi 2,8 milioni di occupati (+11% sul 2014) e la Cina indiscutibilmente al vertice con 1,7 milioni di posti di lavoro nel settore, considerando sia il lato manifatturiero (produzione celle e moduli e altri dispositivi) sia quello delle installazioni e delle attività di gestione e manutenzione degli impianti.

In Giappone è proprio il fotovoltaico ad assorbire quasi tutti gli impiegati nelle rinnovabili, ben 377.000 su un totale di 388.000, segnando un +28% dovuto essenzialmente all’impulso delle tariffe feed-in molto favorevoli per i nuovi impianti.

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Fonte: Qualenergia.it

Data: Maggio 2016

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