Triplicare l’eolico offshore potrebbe essere la strada per centrare gli obiettivi di Parigi

Triplicare l’eolico offshore potrebbe essere la strada per centrare gli obiettivi di Parigi

In Europa si potrebbero rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi con un aumento dell’eolico offshore nel mare del Nord. Secondo uno studio realizzato da Ecofys insieme a Navigant se l’eolico offshore triplicasse, l’obiettivo concordato alla conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici sarebbe a portata di mano. Un’idea anche per la Cop 23 che si svolgerà a Bonn, in Germania, nel prossimo novembre e dove si parlerà anche di come concretizzare gli accordi di Cop21.

Il mare del Nord, una miniera di energia pulita

Un team congiunto di esperti di Ecofys – agenzia internazionale che lavora nell’ambito della consulenza in tema di energia e clima con sede nei Paesi Bassi – e di Navigant – agenzia internazionale con base a Chicago che, ha esteso i servizi offerti anche al tema dell’energia acquistando Ecofys – ha esaminato le risorse che in tema di energia rinnovabile l’Europa ha a disposizione per riuscire ad arrivare entro il 2045 a produrre solo energia pulita e contribuire così a mitigare il riscaldamento globale.

Il gruppo di lavoro ha messo in evidenza che nel Mare del Nord c’è una miniera di energia pulita, l’unica in grado di permettere all’Europa di raggiungere in meno di 30 anni gli obiettivi di Parigi senza spendere l’impossibile e massimizzando i benefici per l’ambiente.

Fonte: Wind Europe

Fonte: Wind Europe

230 GW di eolico offshore per arrivare al 100 per cento di energia pulita

Gli esperti hanno preso in considerazione per lo studio dieci Paesi che si affacciano sul Mare del Nord: Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Irlanda e Regno Unito. Delimitato il campo di studio, i consulenti hanno stimato quanto potrebbe essere la richiesta di energia nel 2045, ipotizzando di chiudere tutti gli impianti di produzione elettrica che utilizzano combustibili fossili e di mandare in pensionamento anticipato anche le centrali nucleari più vecchie e puntando solo su quelle che utilizzano tecnologia più nuova, attualmente in fase di costruzione.

Il team ha calcolato che il 55 per cento dell’energia complessiva richiesta in questi dieci Paesi, nel 2045, potrebbe essere fornita utilizzando impianti eolici, solari, idroelettrici etc. a terra. Ne segue che, per raggiungere il 100 per cento di energia rinnovabile, manca all’appello un 45 per cento – circa 230 gigawatt – che nello studio diventa il target a cui i Paesi che si affacciano sul Mare del Nord devono puntare per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

Una crescita a velocità tripla

Oggi nei Paesi che si affacciano sul Mare del Nord esistono solo 13 gigawatt di impianti eolici installati: una cifra ben distante dai 230 indicati come obiettivo dallo studio. Per arrivare al traguardo, gli esperti hanno calcolato che il tasso di installazione di eolico offshore dovrà triplicare dagli attuali 3 gigawatt all’anno ai circa 10 entro il 2030. Una crescita impensabile se ogni Paese penserà di “fare da sé” ma che potrà essere alla portata se riusciranno a cooperare insieme. Cosa per altro non impossibile visto che, già dal 2009, in questa regione è stato avviato un progetto di collaborazione – il North Seas Countries’ Offshore Grid Initiative (Nscogi) – che ha permesso non solo di abbassare i costi dell’energia eolica offshore grazie a una tecnologia sempre più innovativa ma anche di creare posti di lavoro. Una collaborazione tra Paesi che si è rilevata vincente e che, proprio in virtù dei benefici raggiunti, si è rinnovata nel 2016 e ora probabilmente potrebbe alzarsi ulteriormente di livello nel caso di un eventuale sviluppo dell’eolico.

Fonte: Lifegate

Data: Settembre 2017

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