Peabody Energy, gigante del carbone, ha sfruttato l’epidemia di ebola per i propri guadagni

Peabody Energy, gigante del carbone, ha sfruttato l’epidemia di ebola per i propri guadagni

Gli esperti di salute pubblica coinvolti nell’affrontare l’epidemia di ebola hanno condannato quello che hanno descritto come un tentativo ridicolo, offensivo e opportunistico di sfruttare un’epidemia per un ritorno aziendale perpetrato dalla più grande azienda di carbone a capitale privato al mondo.

Al culmine dell’epidemia in Africa, Peabody Energy ha promosso il suo prodotto come una risposta alla devastante emergenza sanitaria in Africa. L’iniziativa di marketing era inserita in una più ampia strategia di sviluppo per riposizionare il carbone come “combustibile del 21° secolo” che può contribuire a risolvere la povertà globale.

Nel settembre dello scorso anno, Greg Boyce, l’amministratore delegato di Peabody – una multinazionale con sede negli Stati Uniti e interessi minerari in tutto il mondo – ha inserito in una presentazione ad una conferenza dell’industria del carbone una slide su ebola ed energia. La diapositiva ha suggerito che più energia avrebbe stimolato la distribuzione di un ipotetico vaccino contro l’ebola, citando come prove a sostegno di questa tesi un esperto di malattie infettive dell’Università della Pennsylvania.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che circa 27.000 persone l’anno scorso abbiano contratto l’ebola in un focolaio del virus in Africa occidentale e che più di 11.000 siano stati i morti, anche se la stessa agenzia internazionale ritiene che il dato sia probabilmente sottostimato.

Gli esperti di salute pubblica che sono stati coinvolti nella lotta alla diffusione del virus si sono indignati del suggerimento di Peabody, ossia che ampliare l’accesso all’energia creata con la generazione a carbone avrebbe potuto ostacolare la diffusione dell’ebola e avrebbe contribuito alla distribuzione di un vaccino, soprattutto perché non esiste ancora contro questa malattia un vaccino approvato.

Nel frattempo, l’esperto medico citato da Peabody per sostenere le sue affermazioni ha detto al Guardian che non aveva mai sentito parlare della società e che il suo nome è stato associato alla vicenda in modo sbagliato.

“Non vi è alcun merito apparente o prove a sostegno di tale tesi”, ha detto Irwin Redlener, direttore del National Centre for Disaster Preparedness della Columbia University e consigliere della Casa Bianca per l’intervento degli Stati Uniti nella crisi. “Peabody ha obiettivi aziendali molto specifici ed espliciti. Penso sia un salto piuttosto esagerato che a partire da una crisi globale si cerchi di giustificare l’esistenza di una società interessata alla produzione e vendita del carbone“.

Redlener ha poi aggiunto: “Penso che il tentativo di mettere in relazione il proprio interesse aziendale ad una così grande crisi di salute pubblica sia opportunista e un po’ disperato”.

 

Fonte: The Guardian

Data: Settembre 2015

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