C’era una volta l’inverno

C’era una volta l’inverno

Un tiepido Natale chiude un 2015 che conquista a livello globale il primo posto nella classifica degli anni più caldi della storia della meteorologia, ovvero dal 1850, inizio delle serie strumentali continue e confrontabili.

Lo comunica l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, aggiungendo che in Europa si tratta invece del secondo caso, appena inferiore al 2014, ma in Italia sarà probabilmente il primo, lo sapremo tra pochi giorni quando i dati definitivi saranno disponibili. È l’effetto della combinazione tra il riscaldamento globale che prosegue la sua lenta ma inesorabile avanzata e un intenso fenomeno di El Nino, l’anomalo aumento periodico della temperatura superficiale del Pacifico meridionale. Così quest’anno abbiamo avuto il superamento della soglia psicologica di un grado tondo al di sopra della media globale di riferimento, e se si pensa che la conferenza sul clima chiusasi a Parigi a inizio dicembre ha sancito in circa due gradi la crescita da non superare entro il 2100, si capisce quanto sia un obiettivo difficile da perseguire, visto che un grado l’abbiamo già «consumato».

Giardini fioriti a New York, con termometro a 21 gradi, sull’Artico ottocentomila chilometri quadrati di banchisa polare in meno rispetto alla media, Alpi senza innevamento, gerani e nasturzi ancora in fiore sui balconi delle città del Nord Italia, attanagliate però dallo smog accumulatosi in settimane di aria stagnante, un mal comune con l’atmosfera mefitica di Pechino. In un mondo dove il clima si modifica incalzato dalle emissioni del complesso energetico fossile gli eventi estremi, soprattutto quelli termici, si fanno via via più frequenti, la variabilità aumenta, alternando situazioni di segno opposto che mettono sotto stress l’agricoltura, il turismo, la produzione energetica, i trasporti. Alle piogge interminabili dell’estate italiana 2014 sono seguiti quest’anno i calori tropicali del luglio più caldo degli ultimi due secoli e poi una siccità su novembre-dicembre che seppure non ancora da record rientra nel novero di quelle più insistenti.

L’anticiclone subtropicale bloccato sull’Europa meridionale ha polverizzato molti primati di tepore invernale e stazionerà su di noi ancora fino a San Silvestro. Nei primi giorni del 2016 sembra perdere colpi e lasciare il passo a una colata d’aria fredda in arrivo dai Balcani, ma è troppo presto per i dettagli e soprattutto per individuare l’arrivo di eventuali attesissime precipitazioni nevose. Il fatto è che alla prima pioggia tutto tornerà come prima, queste giornate difficili verranno presto dimenticate fino alla prossima emergenza meteorologica. Bisognerebbe invece assumere questi avvertimenti come serio indirizzo di programmazione politica a lungo termine: c’è smog? A quando la diffusione incentivata delle auto elettriche e del telelavoro? Fa troppo caldo? A quando una visione di società libera dall’energia fossile, come Danimarca e Austria stanno perseguendo? Le alluvioni ci tormentano? E dov’è la manutenzione del territorio, lo stop alla cementificazione, la formazione popolare alla protezione civile? Il clima ti parla, ascoltalo.

 

Fonte: La Stampa

Data: Dicembre 2015

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