COP21: l’industria del cibo punta al 100% rinnovabili

COP21: l’industria del cibo punta al 100% rinnovabili

“Avete l’opportunità di agire contro i cambiamenti climatici per rendere il mondo migliore”, scrivono i rappresentanti delle multinazionali del food ai leader mondiali in vista della conferenza internazionale sul clima di Parigi (COP21).

Mars, Unilever, Nestlé sono soltanto tre dei nomi delle grandi industrie del cibo che hanno deciso di  utilizzare energia verde nei loro processi produttivi e puntare al 100% rinnovabili.

Secondo i dati riportati dall’Agenzia europea dell’ambiente, le industrie alimentari hanno tagliato le emissioni di CO2 del 22% tra il 1990 e il 2012; e il consumo di carburante in tutta l’industria alimentare e delle bevande è stato ridotto del 65% tra il 1990 e il 2012. Gran parte di questi tagli verrebbe dal miglioramento dell’efficienza energetica e dal passaggio a combustibili più puliti – come, ad esempio, la sostituzione del carbone e dei combustibili fossili con il gas.

Come azienda affrontiamo varie sfide, tra cui anche quella dei cambiamenti climatici, della scarsità d’acqua, della deforestazione. Non possiamo stare fermi ed accettare le cose così come sono. Stiamo facendo appello alla business community e ai leader mondiali perché lavorino insieme e trovino una strada percorribile. Possiamo e dobbiamo fare di più”, ha detto Grant Reid presidente e amministratore delegato di Mars, .

Tuttavia, come riportato da EurActiv.com, poche di queste multinazionali si sono poste scadenze precise, e alcune fanno ancora pesantemente affidamento sulla biomassa, risorsa “controversa”, criticata sia per la concorrenza che genera con la produzione alimentare, sia per il suo impatto in termini ambientali.

Secondo la Commissione europea, ogni tonnellata di rifiuti organici biodegradabili inviata al trattamento biologico è in grado di fornire tra i 100-200 metri cubi di biogas, riducendo così la dipendenza dai combustibili fossili e le emissioni di gas serra. E il biogas è appunto lo strumento che multinazionali come Mars intendono utilizzare per raggiungere l’obiettivo del 100% rinnovabili entro il 2040.

Una soluzione win-win, secondo Pascal Gréverath, dirigente Nestlé alla guida della commissione sostenibilità di FoodDrinkEurope: “Il problema non è solo legato al trattamento dei rifiuti, ma anche al risparmio di energia, acqua e emissioni di gas serra generati dalla produzione dei rifiuti stessi”.

I rischi di un abuso delle bioenergie sono stati indicati anche dal gigante dell’industria alimentare Unilever, che sta spingendo affinché i Governi di tutto il mondo effettuino valutazioni d’impatto approfondite delle loro politiche bioenergetiche al fine di evitare effetti collaterali sull’ambiente.

Gli ambientalisti sono però scettici,  “Non c’è nessuna bacchetta magica”, ha detto Ever Mitchell di Food and Water Europe: i rifiuti organici non possono rappresentare una soluzione a lungo termine. Il diavolo si nasconde nei dettagli, nota Mitchell, riferendosi all’impiego dei biocarburanti: “utilizzare il cibo per produrre energia è una scelta davvero discutibile quando la popolazione mondiale è affamata”.

Nel lungo termine, la questione dei rifiuti organici potrebbe comunque passare in secondo piano, con la transizione delle industrie alimentari all’elettricità da fonti rinnovabili. Un esempio è quello di Mars, che negli Stati Uniti ha avviato il progetto di un enorme parco eolico per i suoi 70 siti di produzione. Sulla stessa linea anche Unilever, che per i suoi siti produttivi in Europa acquistaenergia elettrica da fonti rinnovabili, a parte quelli che prendono energia da impianti a cogenerazione.

Fonte: Euractiv.it

Data: Novembre 2015

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