Il cambiamento climatico porterà la malnutrizione, anche nei paesi più ricchi

Il cambiamento climatico porterà la malnutrizione, anche nei paesi più ricchi

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista medica Lancet, il cambiamento climatico potrebbe causare la morte per malnutrizione di mezzo milione di persone ogni anno, da qui fino al 2050. Lo studio, condotto da Marco Springmann dell’Università di Oxford, è stato il primo a fornire una stima del numero di decessi per malnutrizione e ad analizzare come il cambiamento climatico abbia un impatto sulla composizione della dieta e sul peso corporeo delle persone.

Le indicazioni contenute nello studio non sono buone per molte persone che vivranno sul nostro pianeta nei prossimi 34 anni, anche per coloro che attualmente vivono in paesi dove la sicurezza alimentare è evidente.

Se le attuali emissioni di gas serra continueranno, l’incremento atteso della disponibilità di cibo sarà un terzo in meno di quanto potrebbe essere altrimenti. Una persona media avrà accesso al 3,2 per cento di cibo in meno, consumerà il quattro per cento in meno di frutta e verdura ed una più piccola riduzione della carne rossa.

“I ricercatori in materia di sanità pubblica riconoscono oramai da un bel po’ di tempo che la maggior parte dei decessi sono attribuibili a semplici fattori di rischio alimentare – il che dice veramente tutto rispetto allo squilibrio nelle diete”, ha detto Springmann a ThinkProgress in un’intervista. “Questo include cose come ad esempio diete a basso contenuto di frutta, diete a basso contenuto di verdure, diete ad alto contenuto di carne rossa e trasformati”.

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“Ma finora, le persone sono state per lo più interessate alle questioni classiche della sicurezza alimentare – ossia se in generale le persone avessero o meno abbastanza cibo”, ha continuato. “Da un punto di vista della salute pubblica, è in realtà molto più interessante guardare ai cambiamenti nella qualità della dieta e non solo ai cambiamenti nella quantità di cibo nella dieta“. L’idea dei ricercatori è stata quella di andare al di là di quelle che sono domande riguardanti la sicurezza alimentare e cercare di rispondere alle domande sulla “sicurezza nutrizionale”.

I ricercatori hanno riscontrato che i paesi più colpiti erano probabilmente le nazioni a medio e basso reddito del Pacifico occidentale e del sud-est asiatico, ma anche qualche area in Europa e nelle Americhe. Non sono infatti solo i più poveri a dover essere preoccupati per l’impatto che avranno i cambiamenti climatici, e del resto questo non è solo un punto chiave posto dai negoziatori dell’Onu ma è anche un aspetto rilevato da altri studi realizzati nel mondo.

Anche le persone che vivono nei paesi più ricchi del mondo (che sono ben nutrite e in sovrappeso) rischiano cambiamenti fondamentali nella loro dieta come conseguenza della caduta di produttività delle colture che producono frutta e verdura, che sono assi critici della piramide alimentare.

“È da notare, credo,che l’analisi di Springmann mostra come gli effetti del cambiamento climatico sulla qualità delle diete siano più importanti degli impatti sulla quantità (riguardanti cioè l’apporto calorico)”, ha sottolineato a ThinkProgress il professor John Porter dell’Università di Copenhagen in Danimarca. “I paesi ad alto reddito possono mettersi al riparo da molte delle conseguenze immediate del cambiamento climatico, ma non potranno evitarle”.

“Abbiamo dimostrato l’impatto che il cambiamento climatico ha a diversi livelli: ad esempio, non è un problema che il cambiamento climatico possa ridurre la quantità di cibo”, ha spiegato Springmann. “A volte questo porta una lieve riduzione dell’obesità in paesi fortemente sovrappeso e obesi. Che di per sé potrebbe essere effettivamente una buona cosa. Ma quello che sarebbe invece negativo è se frutta e verdura diminuissero in quanto, visto che queste hanno sempre un impatto positivo nella dieta in contrasto alla sola pura quantità di cibo”.

In alcune comunità, in realtà è utile rompere il consumo eccessivo di cibo addebitandolo al cambiamento climatico. Eppure, questi gruppi si troveranno ad affrontare il problema del basso consumo di frutta e verdura, cosa che aumenterà i loro fattori di rischio.

 

Fonte: Climate Progress

Data: Marzo 2016

Leggi l’articolo in inglese

Leggi lo studio pubblicato su Lancet


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