Il governatore delle Hawaii abbandona petrolio e gas a favore del 100% di rinnovabili

Il governatore delle Hawaii abbandona petrolio e gas a favore del 100% di rinnovabili

Durante il summit “Asia Pacific Resilience Innovation” svoltosi a Honolulu, Hawaii, il governatore David Ige ha fatto un annuncio shock. La sua amministrazione non sostituirà con il gas naturale gli impianti di energia elettrica alimentati a petrolio, ma virerà a tutto campo verso il 100 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2045. La decisa e ambiziosa visione sull’energia di Ige sta facendo delle Hawaii il laboratorio più importante al mondo nella lotta contro il cambiamento climatico. Ige ha inoltre coinvolto nel suo abbraccio all’energia verde un improbabile ed entusiasta partner: l’esercito americano.

Ige ha detto che il LNG (gas naturale liquefatto) non salverà i soldi dello stato nel corso del tempo, considerando il crollo dei prezzi delle rinnovabili. Inoltre, “è un combustibile fossile”, emette quindi gas serra pericolosi. Ha spiegato che, nelle Hawaii, le giurisdizioni locali stanno organizzando una lotta al gas naturale, rendendo il suo utilizzo difficile. Infine, ha detto, tutto il denaro speso nella riconversione delle centrali elettriche al funzionamento a gas sarebbe meglio investito per la transizione all’energia pulita.

Ige, ingegnere elettrico, sta conducendo il suo stato nel più ambizioso programma di energia pulita degli Stati Uniti. L’8 giugno scorso ha fatto diventare legge un progetto che prevede che, in soli 30 anni, l’energia elettrica delle Hawaii sia interamente generata da fonti rinnovabili. Ha anche disposto che l’Università delle Hawaii diventi ad emissioni di carbonio pari a zero entro i prossimi 20 anni.

Essendo un insieme di isole, le Hawaii affrontano particolari difficoltà connesse all’energia. I residenti pagano i tassi per l’energia elettrica più alti di qualsiasi stato dell’Unione. L’anno scorso, prima del recente calo del prezzo del petrolio, l’elettricità residenziale costava in media circa 36 centesimi per chilowattora (la media degli Stati Uniti è di 12 cent / kwh). Sulla terraferma, gli stati che non generano elettricità sufficiente possono importarla dai loro vicini. Le isole che si trovano nel mezzo del Pacifico possono invece contare solo su quello che riescono a produrre da sole. Considerato che gli impianti per l’energia delle Hawaii sono stati costruiti prima che diventasse economico spedire gas naturale, la maggior parte utilizza petrolio. Si stima che per effetto dei prezzi elevati del petrolio registrati negli ultimi dieci anni, l’energia sia costata alle Hawaii circa 5 miliardi di dollari in più che non erano stati previsti. Parte dell’impulso dell’attuale corsa verso le energie rinnovabili è motivato dalla necessità di sfuggire alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili.

Le Hawaii vanno nella direzione già tracciata da Papa Francesco con la sua enciclica “Laudato sì“, con la quale spiega che “esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico”, dovuto per la maggior parte alla grande concentrazione di gas serra. Per questo secondo il Papa l’umanità deve “prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento”. Anche Obama,  con il suo piano “Power Clean“, si è messo in prima linea per la riduzione delle emissioni per contrastare il cambiamento climatico, puntando a tagliare del 32% le emissioni entro il 2030,  in particolare le emissioni di anidride carbonica delle centrali elettriche americane.

 

Fonte: The Nation

Data: Settembre 2015

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