Il racconto sul clima 2015 in 15 numeri

Il racconto sul clima 2015 in 15 numeri

Mentre l’anno volge al termine, Carbon Brief ha dato un’occhiata alle migliori storie o iniziative del 2015 riguardanti il clima e le ha raccontate attraverso i numeri. Eccole.

Il limite di 1,5°C

Nel corso degli ultimi 12 mesi, dopo aver passato anni in secondo piano, l’idea di porre un limite di 1,5°C alle temperature globali ha fatto passi da giganti ed è arrivato alla ribalta. L’Onu ha concluso la sua analisi sul dibattito tra 2°C vs 1,5°C, suggerendo che il limite inferiore sarebbe “preferibile”. Uno studio ha trovato che l’obiettivo dei 1,5°C era ancora tecnicamente possibile, anche se difficile. Una nota del Prof Myles Allen guarda alle opportunità e alle sfide del futuro, mentre Carbon Brief ha registrato anche il punto di vista di un nutrito gruppo di scienziati.

La crescente pressione ha pagato: l’obiettivo è stato riconosciuto nell’accordo finale sul clima emerso dalla conferenza delle Nazioni Unite. Il suo inserimento nel documento è stato così inaspettato che gli scienziati che lavorano del clima sono stati “presi alla sprovvista”, afferma il prof Piers Forster, in un altro post in cui si misura con il compito di trovare percorsi verso il limite inferiore e i vantaggi specifici di questo obiettivo a lungo ricercato.

188 impegni

Nel corso dell’anno, 188 paesi hanno presentato i loro “contributi programmati decisi a livello nazionale” (o Indcs) alle Nazioni Unite. Questi impegni, che delineano in che modo le nazioni hanno intenzione di ridurre le emissioni, costituiscono la spina dorsale del nuovo accordo sul clima delle Nazioni Unite. Carbon Brief ha studiato queste “promesse di azione” e il denaro che dovrà servire ad implementarle: un totale di 3,5 trilioni di dollari americani. Carbon Brief ha anche esaminato in modo approfondito le ambiguità e l’ambizione delle maggiori economie, tra cui l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Russia, il Canada, la Cina, il Giappone, il Brasile, l’Indonesia, l’Australia e l’India.

Probabilmente il luogo comune più spesso ribadito del 2015 era che questi Indcs non sarebbero sufficienti da soli a limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C. Ma secondo un rapporto del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, gli Indcs hanno un significato politico che non può essere espresso da semplici numeri.

Chi ha presentato il proprio impegno alla Conferenza sul clima di Parigi

Rosamund Pearce per Carbon Brief

Rosamund Pearce per Carbon Brief

184 pagine

La diffusione delle 184 pagine dell’enciclica di Papa Francesco nel mese di giugno ha portato con sé un accresciuto interesse per il tema del cambiamento climatico, e non solo, in tutto il mondo dei 1,2 miliardi di cattolici. Il documento, chiamato Laudato Si’, conteneva forti parole del Pontefice sui temi quali l’urbanizzazione, la distruzione della natura e i carbon markets.

L’enciclica è stata riportata dai media di tutto il mondo, anche se un giornale italiano ha affrontato la censura per aver anticipato l’uscita. Carbon Brief ha indagato sugli anni di consultazioni scientifiche che hanno preceduto la realizzazione del documento, tra cui una relazione scientifica di due Accademie Pontificie che hanno sollecitato per un mondo a zero emissioni di carbonio. Il Vaticano non è stata l’unica istituzione religiosa ad essere attenta al tema del cambiamento climatico quest’anno. La Dichiarazione islamica sul cambiamento climatico, pubblicato poco dopo, ha invitato ad una graduale eliminazione dei combustibili fossili.

Lettera enciclica ‘Laudato si’’ del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune

Lettera enciclica ‘Laudato si’’ del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune - 1

Lettera enciclica ‘Laudato si’’ del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune - 2

1.600.000.000 tonnellate

In Indonesia, il 2015 sarà ricordato come l’anno in cui le foreste sono andate in fiamme con ancor più ferocia del solito. Gli incendi di torba, derivanti in gran parte dall’utilizzo illegale delle tecniche di “taglia e brucia”, si sono diffusi rapidamente grazie alle eccezionali condizioni di siccità del 2015 portate da un forte El Niño, e hanno rilasciato 1,6 miliardi di tonnellate di gas serra nell’atmosfera. In sole sei settimane, questo ha lanciato l’Indonesia dal sesto al quarto posto tra i maggiori Paesi emettitori di carbonio, ponendola davanti alla Russia. Carbon Brief ha dato un’occhiata alla scala del disastro.

Come si possono confrontare i gas serra provenienti dai fuochi indonesiane con i Paesi più grandi emettitori del mondo?

Rosamund Pearce per Carbon Brief

Rosamund Pearce per Carbon Brief

 

1 a 6 specie

Secondo alcuni articoli scientifici pubblicati nel mese di aprile, il cambiamento climatico accelererà la velocità con cui le specie animali e vegetali si stanno estinguendo. Gli scienziati hanno scoperto che ben il 16%, uno su sei, delle piante e degli animali del nostro pianeta sarebbero a rischio di estinzione se le temperature globali dovessero aumentare di 4°C. I rischi aumentano in modo esponenziale al riscaldarsi del pianeta. Lo studio ha scoperto che le specie sudamericane hanno il più alto rischio di estinzione calcolato in un 23%, seguite da quelle presenti in Australia e Nuova Zelanda con una probabilità del 14%.

Tassi di estinzione previsti dai cambiamenti climatici per regione e gruppo

Fonte: Rosamund Pearce, Carbon Brief, su dati Urban (2015)

Fonte: Rosamund Pearce, Carbon Brief, su dati Urban (2015)

331 posti a sedere

Dopo l’ultima vittoria elettorale dei conservatori in UK alle elezioni di maggio scorso, con una maggioranza risicata di 331 posti a sedere, è stato chiesto agli esperti che impatto avrebbe avuto il risultato elettorale sulle politiche in materia di clima ed energia. Il loro cauto benvenuto, oggi alla luce dei fatti sembra troppo ottimista. A parte l’impegno di eliminare gradualmente il carbone, ci sono state poche notizie politiche positive in merito e molte negative.

<50 dollari al barile

I prezzi del petrolio nel 2015 hanno continuato a sorprendere. Dopo un inizio a 50 dollari al barile i prezzi sono calati drasticamente per toccare il fondo a fine anno con di 38 dollari.

⅓ di adulti

Più di un terzo degli adulti a livello mondiale non hanno mai sentito parlare di cambiamento climatico, secondo un’analisi condotta a livello globale tra il 2007 e il 2008. In alcuni paesi sviluppati, incluso Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna, tutti gli adulti hanno sentito parlare del cambiamento climatico, sebbene i risultati siano stati diversi quando è stato chiesto se questo rappresenta una minaccia. In Liberia, ultima in classifica, solo un adulto su 5 è a conoscenza del problema.

Views on climate change. Lee et al 2015 fig 1

Fonte: Lee et al. (2015)

2 volte

Secondo uno studio della Chatham House, pubblicato nel mese di novembre, il consumo di carne in Europa è doppio rispetto a quello che dovrebbe essere un consumo sano, e questo influisce negativamente sul clima. A livello globale si prevede che la domanda di carne aumenterà del 76 % entro la metà del secolo con un evidente pressione sui livelli di innalzamento delle emissioni di gas serra.

Zero emissioni

Quest’anno , a livello globale i paesi hanno raggiunto l’accordo per “zero emissioni”, o più precisamente emissioni zero al netto dell’assorbimento. L’obiettivo è basato su evidenze scientifiche, ma nonostante ciò non ci si aspettava l’adozione di tale target.

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1°C di riscaldamento

Gli scienziati hanno annunciato che il 2015 è l’anno in cui per la prima volta le temperature medie a livello globale sono aumentate di 1°C rispetto ai livelli preindustriali. Un valore che si pone a metà strda rispetto al limite dei 2°C e rappresenta di fatto una pietra miliare nel percorso del cambiamento climatico.

0,6% calo delle emissioni

Durante le due settimane della COP21 di Parigi, gli scienziati hanno annunciato che le emissioni globali per quest’anno caleranno dello 0,6% rispetto e questo grazie alla riduzione dell’uso di carbone da parte della Cina

9 volte più basse le estensioni di ghiaccio

L’estensione del ghiaccio Artico a settembre ha registrato il suo livello più basso degli ultimi nove anni, un segno che il cambiamento climatico sta avendo il suo effetto sull’emisfero nord del pianeta. Quest’estate, l’Artico ha segnato il suo livello più basso dei ghiacciai degli ultimi 4 anni, con una riduzione del ghiaccio a 4,41 m per chilometro quadrato registrata l’11 settembre  in base ai dati forniti dal US-based National Snow and Ice Data Center.

Arctic sea ice extent as of 5 October 2015 (blue line), along with daily ice extent data for four previous years: 2014 (green), 2013 (orange), 2012 (brown, dotted), and 2011 (purple). Source: National Snow and Ice Data Center

Arctic sea ice extent as of 5 October 2015 (blue line), along with daily ice extent data for four previous years: 2014 (green), 2013 (orange), 2012 (brown, dotted), and 2011 (purple). Source: National Snow and Ice Data Center

341,4 millimetri di pioggia

La perturbazione che ha investito il Regno Unito ai primi di dicembre ha portato in sole 24 ore 341,4 mm di pioggia nella regione della Cumbria nel Nord-Ovest, animando così il dibattito degli effetti del cambiamento climatico in UK.

 

Fonte: Carbon Brief

Data: Dicembre 2015

Leggi l’articolo in inglese


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