L’80% di energia necessaria al Regno Unito da fonti rinnovabili e senza Hinkley

L’80% di energia necessaria al Regno Unito da fonti rinnovabili e senza Hinkley

Entro 15 anni, il Regno Unito potrebbe generare più dell’80% della sua energia elettrica attraverso l’eolico, il solare e le maree e tenere le luci accese, grazie ai progressi nella capacità di immagazzinamento, della tecnologia smart e del crollo dei costi delle rinnovabili: questo è il risultato a cui perviene un nuovo studio di Demand Energy Equality.

L’analisi arriva nel momento in cui esperti e politici restano divisi su se e come il Regno Unito possa ridurre le emissioni, seguendo l’esempio di paesi come la Svezia e la Danimarca.

Il governo britannico è pronto ad impegnarsi su larga scala, come ad esempio ha fatto con la centrale nucleare di Hinkley Point C.

Dall’altra parte, il direttore esecutivo della National Grid del Regno Unito ha recentemente affermato in un’intervista che “l’idea di utilizzare grandi centrali è obsoleta” considerati i progressi nel campo dell’energia decentralizzata, come ad esempio l’installazione del solare sui tetti delle abitazioni e delle altre strutture.

Lo studio ha fornito dei dettagli sorprendenti. Gli autori hanno utilizzato i dati orari del meteo degli ultimi 11 anni e modellato un’idea su come la domanda nazionale potrebbe essere soddisfatta – scendendo fino al livello micro del nucleo familiare – se il Regno Unito facesse affidamento sulle fonti rinnovabili – eolico principalmente, solare e maree – per più dell’80% della sua elettricità.

Potenza erogata da gas e rete elettrica in una settimana a gennaio.

Power supplied by gas and electricity

Fonte: Department of Energy and Climate Change (2012).

 

Per rendere la cosa ancora più interessante, lo studio ha assunto anche che l’energia elettrica non venga usata solo per gli scopi più tradizionali, ma anche per i trasporti e il riscaldamento, ipotizzando che sempre più persone comincieranno a guidare auto elettriche e ad usare l’elettricità al posto del gas per riscaldare le loro case.

Si arriva così ad un livello molto interessante per le emissioni di carbonio, ossia pari a 50 g per ogni Kwh di energia prodotta: è questo un obiettivo in linea con il parere del comitato indipendente sul clima del governo.

Lo studio di Dee non ha incluso nell’esercizio di modellazione la variabile relativa al costo tecnico, in parte perché il costo delle energie rinnovabili continua a cambiare.

Un confronto tra lo scenario proposto dallo studio con il “high renewables scenario” fornito dagli analisti di Poyry per i consulenti indipendenti sul clima del governo, il Climate Change Committee, indica che i costi sarebbero comparabili.

La rapida caduta dei costi dell’eolico onshore, del solare e dell’eolico offshore, insieme al costo elevato di alternative come il carbone e il nucleare pulito, significa che i costi dei diversi mix di energia sono probabilmente simili.

 

Fonte: Energydesk Greenpeace

Data: Novembre 2015

Leggi l’articolo in inglese


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