La sensibilità al clima degli ecosistemi di tutto il mondo

La sensibilità al clima degli ecosistemi di tutto il mondo

La Terra è coperta da una grande varietà di ecosistemi, dalle lussureggianti foreste pluviali dei tropici dove il clima è caldo ed umido alla robusta tundra dell’Artico freddo e ventoso.

Una ricerca, pubblicata su Nature, ha mappato quanto sensibili siano i diversi tipi di vegetazione rispetto agli alti e bassi del clima che si verificano da un anno all’altro.

La mappa qui sotto illustra un nuovo “indice di sensibilità della vegetazione” proposto nello studio, che indica in che misura la crescita delle piante è influenzata dalle fluttuazioni del clima. Gli ecosistemi che sono più sensibili alla variabilità del clima sono indicati in rosso, mentre quelli con bassa sensibilità sono proposti in verde.

Si può vedere come ci siano regioni altamente sensibili come ad esempio quelle poste attorno al Golfo di Guinea in Africa occidentale, quelle lungo le latitudini medio-alte dell’emisfero settentrionale, come pure nelle foreste tropicali del Sud America e lungo il lato orientale dell’Australia.

La sensibilità della produttività della vegetazione alle variazioni del clima durante il periodo 2000-2013, per 5 km2 sulla superficie della Terra. I punteggi vanno da 0 (bassa sensibilità, verde) a 100 (alta sensibilità, rosso). Le aree con terra sterile dominante o ghiaccio permanente sono indicate in grigio; mari e laghi interni sono riportati in blu. Fonte: Seddon et al. (2016).

La sensibilità della produttività della vegetazione alle variazioni del clima durante il periodo 2000-2013, per 5 km2 sulla superficie della Terra. I punteggi vanno da 0 (bassa sensibilità, verde) a 100 (alta sensibilità, rosso). Le aree con terra sterile dominante o ghiaccio permanente sono indicate in grigio; mari e laghi interni sono riportati in blu. Fonte: Seddon et al. (2016).

La sensibilità degli ecosistemi

Quindi, come fanno i ricercatori a capire se un ecosistema è “sensibile” o no?

Le piante hanno bisogno di calore, acqua e luce solare (così come di nutrienti) per crescere. Utilizzando i dati satellitari del periodo 2000-13, i ricercatori hanno stimato come la crescita delle piante in tutto il mondo abbia reagito agli sbalzi di temperatura, alla disponibilità di acqua e alla copertura nuvolosa. I satelliti hanno misurato le variazioni nella crescita delle piante dal “verde” della vegetazione.

L’autore principale dello studio, Alistair Seddon, ricercatore presso l’Università di Bergen, ha spiegato a Carbon Brief:

“[Un ecosistema] con una grande variabilità nel clima – per esempio, con svariate fluttuazioni rispetto alle condizioni medie – ma con una piccola variabilità della vegetazione verde non dovrebbe risponde molto, quindi i punteggi mostrerebbero una bassa sensibilità nel nostro indice. All’opposto – bassa variabilità del clima e alta variabilità della vegetazione verde – verrebbe indicato con un punteggio alto nell’indice”.

La mappa mostra come i dati satellitari possano essere utilizzati per misurare quanto gli ecosistemi reagiscono al clima, dice Alfredo Huete, professore alla University of Technology di Sydney, in una nota di accompagnamento all’articolo. Questo aiuterà gli scienziati a capire cosa riserva il futuro alla vegetazione terrestre sotto l’influsso del cambiamento climatico, e scrive:

“Solo attraverso la comprensione delle risposte che la vegetazione attuale fornisce alla variabilità del clima possiamo migliorare le previsioni sulle future conseguenze di tale variabilità sugli ecosistemi e sulla biodiversità del nostro pianeta, così come sulla nostra sicurezza e il nostro benessere alimentare”.

Le variabili climatiche

I ricercatori hanno anche valutato quale delle tre variabili climatiche sia più importante per ogni ecosistema. Seddon spiega:

“Tutto dipende da dove ci si trova nel mondo. Le piante che crescono nella regione artica sperimentano temperature molto fredde, e queste temperature più fredde possono agire come il principale fattore nel limitarne la crescita. In un territorio secco dell’Australia, l’acqua è più importante”.

Per le aree che sono costantemente calde ed umide, come le foreste pluviali tropicali, la crescita delle piante dipende fortemente dalle fluttuazioni della copertura nuvolosa che modificano la quantità di luce che ricevono dal sole, aggiunge Seddon.

Si può vedere questo fenomeno nella seconda mappa riportata qui sotto. Ad esempio, le foreste tropicali in Amazzonia, in Africa centrale e nel sud-est asiatico sono più sensibili alla nuvolosità, tant’è che sono per lo più indicate in verde. D’altra parte, le vaste praterie nel mezzo del Nord America sono sensibili alla disponibilità di acqua e così appaiono blu nella mappa. Le aree che sono molto sensibili a più di una variabile rispetto al clima mostrano una combinazione di colori: le aree indicate in viola, per esempio, sono sensibili sia alla temperatura (rosso) sia alla disponibilità di acqua (blu).

Il contributo di tre variabili climatiche (temperatura, rosso; disponibilità di acqua, blu; nuvolosità, verde) alla sensibilità al clima dell'ecosistema globale. Dati raccolti durante il periodo 2000-2013, per 5 km2 su tutta la superficie della Terra. Le aree con terra sterile dominante o ghiaccio permanente sono indicate in grigio; mari e laghi interni in blu. Fonte: Seddon et al. (2016).

Il contributo di tre variabili climatiche (temperatura, rosso; disponibilità di acqua, blu; nuvolosità, verde) alla sensibilità al clima dell’ecosistema globale. Dati raccolti durante il periodo 2000-2013, per 5 km2 su tutta la superficie della Terra. Le aree con terra sterile dominante o ghiaccio permanente sono indicate in grigio; mari e laghi interni in blu. Fonte: Seddon et al. (2016).

 

Fonte: Carbon Brief

Data: Marzo 2016

Leggi l’articolo in inglese

Leggi lo studio pubblicato su Nature


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