L’agenda 2016 per il clima

L’agenda 2016 per il clima

Per la prima volta nella storia a Parigi è stato raggiunto un accordo storico sul clima approvato da 196 paesi impegnati nella lotta ai cambiamenti climatici.  L’accordo riflette un approccio flessibile per conseguire un’ampia partecipazione dei paesi attraverso con regole top-down, e per promuovere la responsabilità e l’ambizione.

Ecco gli elementi chiave della conferenza sul clima che dovranno guidare l’agenda 2016:

Carattere legale
L’accordo è un trattato di diritto internazionale, ma solo alcune disposizioni sono giuridicamente vincolanti.

Differenziazione
Molte disposizioni dell’accordo stabiliscono impegni comuni pur consentendo la flessibilità per accettare diverse disponibilità e situazioni nazionali attraverso l’auto-differenziazione, come implicito nel concetto di “contributi determinati a livello nazionale” (NDC – nationally determined contributions).

Obiettivi a lungo termine
L’accordo conferma l’obiettivo di mantenere il riscaldamento medio inferiore a 2 gradi centigradi, sollecitando comunque le parti a “proseguire gli sforzi” per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius.

Mitigazione
L’accordo stabilisce due obiettivi di emissioni a lungo termine. Il primo obiettivo è un picco di emissioni il più presto possibile, mentre il secondo prevede un azzeramento netto delle emissioni effetto serra nella seconda metà di questo secolo. Per quanto riguarda gli sforzi di mitigazione dei singoli paesi, l’accordo prevede impegni vincolanti procedurali: per “preparare, comunicare e mantenere” un NDC da revisionare ogni cinque anni.Gli NDC stabiliscono inoltre ogni successiva revisione rappresenti una “progressione” degli impegni e rifletta la volontà di programmare i propri impegno con la “massima ambizione possibile”.

Trasparenza
L’accordo stabilisce un nuovo sistema di trasparenza con impegni vincolanti comuni per tutte le parti e la “flessibilità” in funzione delle diverse capacità nazionali.

Implementazione / Conformità
L’accordo crea un nuovo meccanismo attraverso la definizione di un comitato di esperti per “facilitarne l’attuazione” e “promuoverne il rispetto”. Il meccanismo è quello di fungere da “facilitatore” e operare in modo “non-contraddittorio e non punitivo”. Il comitato riferisce annualmente alla COP.

Finanza
L’accordo impegna i paesi sviluppati a finanziare le attività di mitigazione e adattamento nei paesi in via di sviluppo. Le “altre” parti sono “invitate” a fornire tale sostegno “volontariamente”. La decisione della COP estende l’obiettivo attuale a 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 e fino al 2025, con un nuovo obiettivo, più alto, da impostare per il periodo post 2025 .

Adattamento
L’accordo istituisce un “obiettivo globale” su adattamento, per “rafforzare la capacità di adattamento, rafforzare la resilienza e ridurre la vulnerabilità al cambiamento climatico” e lega i paesi a impegnarsi in un processo di pianificazione dell’adattamento che dovrebbero “presentare e aggiornare periodicamente”.

Perdite e danni
Un comitato di esperti avranno il compito di sviluppare modalità per aiutare i paesi vulnerabili a far fronte a eventi con inevitabili impatti, tra cui i fenomeni meteorologici estremi e gli eventi a lenta insorgenza, come l’innalzamento del livello del mare. Approcci potenziali includono sistemi rapidi di allarme e assicurazioni di rischio. Tuttavia, la previsione di perdite e di danni “non comportano o determinano una base per qualsiasi tipo di responsabilità o indennizzo.”

Prossimi passi
L’accordo sarà aperto alla firma il 22 aprile 2016. Ogni singolo paese, per diventate sottoscrittore dell’accordo, deve esprimere il consenso a essere vincolati attraverso un processo formale di ratifica, accettazione, approvazione o adesione. L’accordo istituisce un “doppio vincolo” per l’entrata in vigore: si richiede l’approvazione da parte di almeno 55 paesi che rappresentano almeno il 55 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra.

 

Fonte: Eversheds

Data: Gennaio 2016

 


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