L’Irlanda mantiene la promessa e si libera dagli investimenti in carbone e petrolio

L’Irlanda mantiene la promessa e si libera dagli investimenti in carbone e petrolio

L’Irlanda è il primo stato al mondo a disfarsi di tutti i suoi investimenti nei combustibili fossili. Questa decisione era già stata presa più di un anno fa, ma giovedì 12 luglio è diventata ufficiale, con l’approvazione del progetto di legge da parte del Dáil Éireann, la camera bassa del parlamento di Dublino. La misura ha ottenuto il sostegno di tutti i partiti.

Basta soldi pubblici a carbone e petrolio

Il fondo sovrano irlandese quindi dovrà vendere tutti i suoi investimenti in carbone, petrolio e gas naturale, e farlo “appena possibile”. Considerate le tempistiche per un’operazione del genere, il quotidiano Guardian stima che ci vorranno circa cinque anni. Nello specifico, vengono depennate tutte le aziende che traggono almeno il 20 per cento dei propri ricavi dall’esplorazione, estrazione o raffinazione di combustibili fossili. Si potrà ancora investire nelle società irlandesi, purché ciò serva per finanziare la loro transizione verso altre fondi di energia.

Il fondo d’investimento statale gestisce complessivamente circa 8 miliardi di euro. Questa cifra può apparire risibile rispetto a quella gestita da altri fondi sovrani: quello norvegese supera ormai i mille miliardi di dollari, seguito da Abu Dhabi (828 miliardi di dollari), Cina (più di 800 miliardi), Kuwait e Arabia Saudita (entrambi superano i 500 miliardi). Ma questa decisione ha un valore simbolico immenso, perché non era mai stata presa prima in modo così netto.

Di solito viene ricordato come esempio virtuoso il fondo sovrano norvegese, che è diventato il più grande al mondo proprio grazie ai proventi derivanti dalle esportazioni di petrolio, ma da diversi anni si distingue per le sue scelte d’investimento improntate all’etica. Lo Statens pensjonsfond Utland tuttavia ha abbandonato soltanto alcune aziende attive nel ramo del carbone, mantenendo una piccola quota di investimenti nel petrolio. Alla fine dello scorso anno ha deciso di sbarazzarsene del tutto, per motivazioni di tipo puramente finanziario: molto semplicemente, le analisi “hanno evidenziato che i titoli oil&gas sono significativamente più esposti di quelli degli altri settori alle variazioni dei prezzi petroliferi”. La decisione andrà ratificata dal governo e dal parlamento di Oslo.

Dublino vuole recuperare terreno sul fronte del clima

“Oggi il parlamento ha trasmesso un forte segnale alla comunità internazionale su quanto sia necessario accelerare il processo di abbandono dei combustibili fossili”, ha dichiarato Éamonn Meehan, direttore esecutivo della onlus Trócaire, legata alla chiesa cattolica irlandese.

Un passo avanti ancora più importante se si considera che, continua Meehan, solo il mese scorso l’Irlanda era classificata al penultimo posto nella graduatoria stilata da Climate Action Network Europe sugli stati del Vecchio Continente più attivi nella lotta ai cambiamenti climatici. Una classifica che vede sul podio Svezia, Portogallo e Francia e come fanalino di coda la Polonia, ancora legata a doppio filo al carbone. L’Italia si posiziona più o meno a metà, con il suo dodicesimo posto su 29.

Si può dire che quella del 12 luglio sia stata una giornata storica per l’Irlanda, che oltre a cambiare rotta sulla gestione del fondo sovrano ha anche preso un’altra decisione clamorosa: bandire il fracking, la tecnica di perforazione del sottosuolo attraverso fratturazione idraulica, molto controversa per il suo impatto sull’ambiente e sulle persone.

Fonte: Lifegate

Data: Luglio 2018

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