I passi falsi della spinta di Trump al carbone

I passi falsi della spinta di Trump al carbone

Lo sforzo del Presidente Donald Trump di rimettere al lavoro i minatori dell’industria del carbone è inciampato lo scorso anno nella maggior parte degli Stati produttori di questo combustibile, nonostante l’occupazione complessiva nel settore sia leggermente cresciuta, almeno stando ad alcuni dati preliminari del governo pubblicati da Reuters.

Trump ha fatto del dare nuovo risalto all’industria del carbone e alle comunità in declino che dipendono dai suoi posti di lavoro un punto centrale della sua campagna presidenziale e ha ribaltato le normative ambientali dell’era Obama per dare una spinta all’industria.

Ma finora gli sforzi hanno avuto un impatto limitato sulla domanda interna di carbone, con le utility statunitensi che stanno ancora chiudendo centrali a carbone e passando al più economico gas naturale, muovendosi verso un futuro a basse emissioni di carbonio, nonostante la direzione che la Casa Bianca sta prendendo sotto Trump.

I dati sull’occupazione del settore del carbone per l’anno in corso e non ancora resi pubblici dall’Amministrazione per la sicurezza e la salute delle miniere mostrano che i lavori di estrazione di carbone negli Stati Uniti sono aumentati da 771 a 54.819 durante il primo anno in carica di Trump, guidati dagli stati appalachiani centrali come il West Virginia, la Virginia e la Pennsylvania dove le società carbonifere hanno aperto una manciata di nuove aree minerarie per la spedizione all’estero.

“Sai, il West Virginia sta facendo davvero bene”, ha detto Trump alla Reuters in un’intervista, spiegando che l’anno scorso lo stato ha guadagnato 1.345 lavori nel settore: “È un grande carbone”.

Ma il settore ha anche perso diversi posti di lavoro in altri stati appalachiani come in Ohio, in Kentucky e nel Maryland; nel bacino del Powder River tra il Montana e il Wyoming, così come in altri stati tra cui l’Indiana, il New Mexico e il Texas.

Fonte: Reuters

Data: Marzo 2018

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