Perché il G7 parla di decarbonizzazione

Perché il G7 parla di decarbonizzazione

In pochi anni, l’obiettivo di un sistema energetico libero dalle emissioni di CO2 provocate dall’uso del carbone ha abbandonato il regno della fantasia “green” per diventare politica ufficiale nei paesi più ricchi del mondo. Nell’incontro del 7 e 8 giugno in Baviera, il Gruppo dei Sette (G7) maggiori paesi industrializzati ha concluso il summit parlando della “decarbonizzazione dell’economia globale nel corso di questo secolo”. I membri del club – America, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Canada e Italia – si sono anche impegnati a ridurre dal 40 al 70 per cento le emissioni di gas serra entro il 2050, rispetto a quelle del 2010.

Vero, nessun impianto termoelettrico a carbone sarà chiuso nell’immediato futuro come risultato di tale dichiarazione. L’obiettivo non farà alcuna differenza per le politiche ambientali dei Paesi, dal momento che, in ogni caso, sono per lo più in linea con questo obiettivo a lungo raggio. Dove invece le politiche non sono ancora in linea con l’obiettivo (alcuni Paesi hanno aumentato l’uso del carbone, per esempio) le nuove promesse non bloccheranno scelte diverse.

Tuttavia, l’annuncio è importante per tre motivi. Per cominciare, per la prima volta, si adotta ufficialmente la logica della piena decarbonizzazione. Questa logica funziona più o meno così. Quando le temperature globali erano più o meno stabili, prima dell’industrializzazione, l’atmosfera conteneva circa 280 parti per milione (ppm) di anidride carbonica. La maggior parte degli scienziati pensa che, se l’obiettivo della politica di limitare il riscaldamento globale a 2°C deve essere raggiunto, le concentrazioni di carbonio dovranno essere tenute sotto, ad un livello di circa 400 ppm. Tale livello è già stato superato: l’ultima lettura fatta dall’Osservatorio di Mauna Loa (fonte delle misure più affidabili) era 404 ppm in maggio.

Per di più, le concentrazioni sono in aumento. Molti modelli climatici stimano che entro la seconda metà di questo secolo, il livello potrebbe aver raggiunto le 600ppm, una concentrazione che sarebbe coerente con 4°C o 5°C di aumento del riscaldamento globale. Poiché il carbonio impiega migliaia di anni per abbandonare l’atmosfera, l’unico modo di far rientrare le concentrazioni entro un tempo ragionevole è di abbattere drasticamente le emissioni di gas serra –magari a zero, magari anche a meno (ad esempio, il carbone dovrà essere eliminato dall’atmosfera e bandito). Quindi, se l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale a 2°C è ancora da prendere sul serio (un grande se), allora la decarbonizzazione può essere l’unico modo per mantenere le concentrazioni globali di carbonio entro certi limiti.

Fonte: The Economist

Data: Giugno 2015

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