Questo livello di micropolveri toglie in media 10 mesi di vita

Questo livello di micropolveri toglie in media 10 mesi di vita

Roberto Giovannini ha intervistato per “La Stampa” il dr. Francesco Forastiere, epidemiologo ed esperto di inquinamento atmosferico, direttore dello studio «Viias» del ministero della Salute che ha quantificato in circa 35mila morti premature l’effetto dell’inquinamento in Italia.

Giovannini: Lo studio «Viias» ha quantificato un numero impressionante di morti premature effetto dell’inquinamento…

dr. Forastiere: «Sì. Stiamo parlando di dieci mesi di vita in meno. In media i cittadini italiani muoiono dieci mesi prima per l’inquinamento. Dieci mesi che diventano 14 al Nord e 6 al Sud».

Chi abita in una grande città è penalizzato?

«Ci sono differenze importanti tra grandi centri e centri più piccoli, ma dipende molto dalla situazione geografica. La differenza tra Roma e Viterbo è importante, mentre nella Pianura padana l’inquinamento è più diffuso».

Ovvero?

«I mesi di vita “perduti” a Roma sono 12, e soltanto 6 a Viterbo. In Val Padana, invece, non c’è grande differenza tra Milano e Monza: in tutti e due i casi i mesi di vita sottratti sono 14».

Quali sono le patologie, di che malattie stiamo parlando?

«Primo, malattie cardio e cerebrovascolari, ovvero infarto, scompenso cardiaco, aritmie e ictus. Secondo, le malattie respiratorie, come bronchite cronica e asma bronchiale. Infine il tumore, a partire dai polmoni».

Perché l’Oms fissa limiti di Pm10 molto più severi rispetto ai valori stabiliti da Bruxelles? 

«Ci sono state resistenze di alcuni Paesi. È come se il medico prescrivesse di non fumare più, ma la legge dicesse che in fondo va bene anche fumare dieci sigarette».

Da circa un mese nelle grandi metropoli (e non solo) si superano molto i «blandi» limiti europei. Quali sono le conseguenze? 

«Si aggravano le condizioni di salute delle persone: chi già ha una malattia cardiaca o respiratoria può star peggio».

Si possono misurare gli effetti dell’emergenza in corso? 

«Aumenteranno i decessi. Ci sono studi molto precisi: se l’inquinamento da Pm10 arriva a 60 mg/mc, la mortalità aumenta dell’1%. Un esempio: a Torino si registrano 27 decessi al giorno, in media. Se le Pm10 arrivano a 60, c’è un “quarto di decesso” in più al giorno, e così via. A Roma invece è “mezzo decesso”: ipotizzando un’emergenza di venti giorni, sempre a Roma con Pm10 a quota 70 conteremo venti decessi in più al giorno, trenta a 80, e così via».

Che cosa bisogna fare per intervenire con efficacia? 

«Agire sul traffico automobilistico, soprattutto dei veicoli diesel, anche “euro 3” ed “euro 4”. Poi, specie al Nord, bloccare il riscaldamento a legna e pellet. Per adesso gli impianti industriali non si può dire siano responsabili».

Sono utili i blocchi del traffico a «targhe alterne»? 

«Le “targhe alterne” non tagliano le emissioni del 50%, ma solo del 10-15%: nell’orario di intervallo tutti circolano liberamente. Non è una misura davvero efficace. In questa situazione di emergenza solo un blocco totale potrebbe servire».

Lei dice: meglio un giorno di stop totale che tre o quattro con «targhe alterne»

«Sì, ma dev’essere un blocco totale, dalle 8,30 alle 20,30: non, come si è proposto ad esempio a Roma, dalle 10,30 alle 16,30. Non si bloccherebbe nulla».

Il governo lascia mano libera agli enti locali. È giusto? 

«Sono le Regioni ad avere la responsabilità di stilare i piani di qualità dell’aria, che i Comuni poi devono attuare. Ma un coordinamento centrale e un piano nazionale per l’inquinamento atmosferico è necessario».

 

Fonte: La Stampa

Data: Dicembre 2015

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