Siete pronti ad investire nel futuro?

Siete pronti ad investire nel futuro?

di Francesca Davoli

Leonardo di Caprio, il Principe Carlo e Desmond Tutu sono pronti. Lo hanno annunciato in diverse occasioni nei mesi scorsi. Conoscono bene, infatti, la necessità di contenere l’aumento delle temperature a due gradi in più rispetto ai livelli pre-industrializzazione, esigenza ormai nota ai più, anche e soprattutto grazie alla visibilità mediatica ottenuta dalla conferenza Cop21 tenutasi nei mesi scorsi a Parigi che ha fatto dello slogan “meno 2 gradi” una bandiera comune a tutti i partecipanti. Ma concretamente, come si può ottenere questo risultato? La risposta più semplice e immediata è: limitando l’utilizzo delle riserve di petrolio, gas e carbone, ovvero dei combustibili fossili, tra un quinto e un terzo di tutte le riserve mondiali accertate. In altre parole, decidendo di non avviare queste risorse a combustione, visto che l’unico modo per renderne la combustione “innocua” sarebbe quella di abbinarvi costose tecnologie di cattura del carbonio che farebbero venir meno l’economicità dei combustibili fossili stessi.

I governi discutono da anni su questa questione, senza però riuscire a ottenere risultati concreti e duraturi, almeno secondo l’opinione di numerosi movimenti “dal basso” costituiti da singoli cittadini, associazioni, organizzazioni, ma anche istituzioni di diversa entità e rilievo.

Nasce così il movimento Divest Invest, promosso inizialmente da alcuni studenti delle università americane che lanciano, nel 2011, campagne di disinvestimento dai carboni fossili nei campus universitari. All’inizio gli studenti si limitavano a chiedere un impegno in tal senso da parte degli atenei, concentrandosi sull’argomentazione, principalmente morale, che istituti di istruzione superiore non potessero sostenere o trarre profitto da industrie che mettono in pericolo l’ambiente. Tuttavia, ben presto anche l’argomento economico è diventato importante: gli investimenti fossili sono volatili nel breve periodo, e potenzialmente molto rischiosi nel lungo. Gli investitori hanno piano piano iniziato a convincersi del fatto che quando i mercati ingloberanno nelle loro previsioni il rischio climatico, scoppierà una “bolla del carbone”. Il settore finanziario ha iniziato a prendere atto di questo fattore già a Davos, e poi anche nei corridoi della Banca di Inghilterra, portando diversi soggetti a consigliare ai loro investitori di inserire un filtro “climatico” nella scelta dei titoli da inserire nei loro portafogli.

La sempre crescente attenzione a questo fenomeno ha così finalmente portato alla nascita di DivestInvest, una campagna sottoscritta e partecipata da numerose istituzioni internazionali. L’obiettivo della campagna è incoraggiare investitori e manager di portafoglio a disinvestire, nell’arco di cinque anni, dai combustibili fossili e a re-investire, almeno in parte, in energie rinnovabili, tecnologie pulite ed efficienza energetica. Attraverso il sito, è possibile approfondire motivazioni e modalità con le quali aderire a questa iniziativa, in 3 semplici passaggi:

– ciascun investitore è invitato a scoprire se attraverso le proprie posizioni finanziarie sta investendo nei 200 principali produttori di combustibili fossili, e se sì, a disinvestire almeno una parte dei propri capitali così allocati

– gli investitori vengono poi invitati a scoprire quali sono produttori, entità, organizzazioni che si impegnano invece in settori quali l’energia pulita, l’agricoltura sostenibile, le attività locali etc. e spronati a investire una porzione del proprio portfolio – almeno il 5% – in azioni, titoli o posizioni inerenti a produttori di questo tipo

– ogni investitore può poi naturalmente condividere il proprio impegno attraverso i diversi canali social, attivando così un processo di moltiplicazione a cascata del numero di sostenitori del movimento DivestInvest.

Questa campagna si articola in tre filoni organizzativi:

DivestInvest philantropy, che si rivolge principalmente alle organizzazioni filantropiche, mirando a coinvolgere università, fondi pensioni, compagnie di assicurazioni, organizzazioni sanitarie, gruppi religiosi etc.

DivestInvest individual, che si rivolge ai singoli cittadini

Europeans for Divest Invest, nata per sviluppare e rafforzare il ramo europeo del movimento.

I risultati ottenuti finora da questa campagna? Sorprendenti. Al 2 Dicembre 2015, oltre 400 istituzioni, fra cui il più grosso fondo pensioni norvegese, Axa Assicurazioni, Allianz Assicurazioni, HSBC, la Banca Mondiale, dozzine di università e gruppi religiosi, e più di 2mila persone, fra cui Leonardo di Caprio, il Principe Carlo, l’Arcivescovo Desmond Tutu, hanno finora promesso di disinvestire dai carburanti fossili, arrivando a impegni pari a 3 miliardi di Euro.

 

Fonte: Envi.info

Data: Gennaio 2016

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