Tutto cambia: energia e ambiente verso Parigi

by Monia Barazzuol | 20 Novembre 2015 13:49

di Stefania Migliavacca.

Il 10 novembre è stato pubblicato dall’International Energy Agency (Iea) il “World Energy Outlook 2015. La pubblicazione, annuale, è ormai diventata la “Bibbia” del settore energetico: l’analisi, condotta per scenari, costituisce un punto di riferimento condiviso.

Come ha sottolineato Fatih Birol, executive director dell’Agenzia, quest’anno vi sono due circostanze che conferiscono al dibattito maggiore interesse: da un lato il persistere del prezzo basso per il petrolio, dall’altro l’approssimarsi della Cop21 di Parigi.

Sul primo punto, il rapporto mette in luce come il 2016 potrebbe essere il secondo anno consecutivo di riduzione degli investimenti nel settore oil&gas, proprio in conseguenza del basso livello dei prezzi. Lo scenario centrale dell’Agenzia prevede inoltre un prezzo del barile intorno a 80 dollari nel 2020 e 128 dollari nel 2040.

Quanto alla conferenza sul clima, il rapporto sottolinea come due terzi delle emissioni climalteranti provengano dal settore energetico. È implicito allora che un accordo efficace a tutela del clima non possa prescindere da una regolamentazione attenta di questo settore.

Profondi cambiamenti attendono dunque la generazione elettrica: nel 2013 il 41 per cento della produzione mondiale era affidata al carbone, il 22 per cento al gas naturale, il 16 per cento all’idroelettrico e il 6 per cento ad altre fonti rinnovabili.

Nello scenario centrale proposto dall’agenzia, nel 2040 il mix sarà significativamente diverso: il carbone scenderà al 30 per cento, l’idroelettrico rimarrà stabile mentre le altre rinnovabili saliranno al 18 per cento. In altre parole, le rinnovabili (compreso l’idroelettrico) diventeranno la prima fonte di generazione del settore elettrico, con una quota del 34 per cento.

Weo_Generazione elettrica per fonte_LaVoce[1]

Paesi emergenti in primo piano

Ciò significa, ovviamente, un grosso sforzo in termini di investimenti: per ogni dollaro investito nel settore elettrico nei prossimi anni, 60 centesimi saranno indirizzati a progetti rinnovabili. Inoltre, due terzi della crescita saranno localizzati nei paesi emergenti, favorendo un incremento sostenibile dei consumi energetici.

Cina e India sono i due “sorvegliati speciali” del mercato energetico: entrambi attraversano una fase di transizione che sarà determinante per il futuro dell’energia e dell’ambiente.

Per la Cina, il dato che riassume la transizione è sicuramente il divorzio felice tra crescita economica e andamento della domanda di energia. Le cause sono due: da un lato, il netto miglioramento dell’efficienza (la capacità di produrre gli stessi servizi utilizzando minore energia, un fronte su cui la Cina ha ampi margini di miglioramento); dall’altro, il progressivo cambio strutturale del sistema economico, dall’industria pesante a un’economia basata sui servizi e sulla dematerializzazione.

Weo_Domanda di energia in CinaLaVoce[2]

Anche il fuel mix del paese subisce una trasformazione sostanziale: basti pensare che nei prossimi dieci anni è prevista in Cina la costruzione di circa 783 GW di capacità elettrica addizionale e il 55 per cento sarà da fonti rinnovabili, mentre solo il 25 per cento sarà costituito da centrali a carbone.

Anche l’India affronta i primi segnali di una potente trasformazione e il settore energetico è ovviamente molto coinvolto: negli ultimi quindici anni il consumo di energia è quasi raddoppiato, anche se il consumo pro‐capite rimane un terzo della media mondiale e 240 milioni di indiani ancora non hanno accesso all’elettricità.

Se aggiungiamo che l’India è il primo produttore mondiale di acciaio e cemento (i due settori energivori per eccellenza), possiamo aspettarci che nei prossimi anni il paese sarà l’attore principale della crescita della domanda di energia. E si può immaginare che più della metà dell’incremento di domanda di carbone nei prossimi due decenni verrà dall’India.

Anche in questa prospettiva, è evidente il ruolo cruciale che l’efficienza energetica può giocare nello scenario futuro, come contrappeso alla crescita dei consumi.

Per questo si diffondono continuamente nuove forme di regolazione: nel 2014 circa il 27 per cento dei consumi finali di energia era soggetto a standard di efficienza. Oggi, il 70 per cento delle automobili in circolazione è regolato da parametri di efficienza dei consumi e, come evidenzia il grafico, il trend è destinato ad aumentare.

Alla luce di queste analisi è facile capire perché la Cop21 avviene in quello che lo stesso Birol ha definito “un contesto politico senza precedenti”: oltre 150 paesi su un totale di 195, responsabili di circa l’85 per cento delle emissioni, hanno presentato il loro impegno di riduzione volontario.

La messa in pratica effettiva degli impegni presi condurrebbe il mondo verso un incremento medio di temperatura pari a 2,7 gradi centigradi e richiederebbe un investimento al 2030 di circa 13,5 trilioni di dollari.

Il messaggio dell’Iae è molto chiaro: è in atto una transizione energetica storica che necessita di un segnale forte dai governi riuniti a Parigi.

 

Fonte: La voce

Data: Novembre 2015

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