La transizione energetica non può più aspettare

La transizione energetica non può più aspettare

Intervista con Giulio Volpi esperto in rinnovabili presso la Commissione Europea 

Nell’Unione dell’energia, come sarà strutturato il sistema unico elettrico? Quale margine di sviluppo avranno le rinnovabili?

La Commissione europea promuove la creazione di un sistema energetico integrato a livello continentale che consenta ai flussi di energia di transitare liberamente attraverso le frontiere, che si fondi sulla concorrenza e sull’uso ottimale delle risorse. Peraltro, l’Unione dell’energia deve promuovere anche un’economia sostenibile, a basse emissioni di carbonio e rispettosa del clima, concepita per durare nel tempo.

La transizione verso un sistema energetico più sicuro e sostenibile richiederà importanti investimenti nella generazione a basse emissioni di carbonio, nelle reti e nell’efficienza energetica. In particolare, l’Unione europea intende mantenere la sua leadership mondiale nel settore delle energie rinnovabili. Per questo, i capi di stato e di governo degli Stati dell’Unione si sono accordati su un obiettivo minimo del 27% di energia da fonti rinnovabili al 2030. E’ uno sforzo importante perché oggi le rinnovabili coprono il 15% dei consumi energetici finali.

Come sta cambiando l’approccio dell’Ue nei confronti dell’energia? Quanto la Commissione Europea sta effettivamente spingendo verso un cambio di paradigma? E quanto invece sono ancora forti le pressioni delle lobby del petrolio (vedi caso Shell)?

Per creare una reale Unione dell’energia occorrerà operare una drastica trasformazione del sistema energetico europeo. Dobbiamo prendere le distanze da un’economia basata sui combustibili fossili, con una gestione centralizzata dell’energia incentrata sull’offerta, che si avvale di tecnologie obsolete e si fonda su modelli economici superati. Dobbiamo inoltre superare l’attuale sistema frammentato, caratterizzato da un’assenza di coordinamento delle politiche energetiche nazionali, da barriere di mercato e da zone geografiche isolate dal punto di vista energetico.

L’Unione europea è già sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo 2020 di ottenere da fonti rinnovabili il 20% del suo mix energetico. Grazie all’impegno dell’UE e degli stati membri, negli ultimi anni i costi delle tecnologie verdi sono crollati oltre ogni previsioni e oramai le rinnovabili sono sempre piu competitive. Un dato per tutti: tra il 2008 e il 2013 il costo dei panelli solari é sceso dell’80%.  Ma per conseguire l’obiettivo al 2030 occorrerà affrontare nuove sfide.

Come la Commissione Ue riesce a gestire le diverse posizioni dei paesi per politiche pro rinnovabili e politiche più conservazioniste?

L’Europa è a un crocevia. Se prosegue sulla strada attuale, l’inevitabile passaggio a un’economia a basse emissioni di CO2 sarà ostacolato dai costi economici, sociali e ambientali derivanti dalla frammentazione dei mercati nazionali dell’energia. È necessario cogliere l’opportunità storica dell’attuale calo dei prezzi del petrolio e del gas, prima che la tendenza s’inverta, combinandoli con la diminuzione del costo delle fonti rinnovabili, con una politica forte dell’UE per il clima e con l’emergere di nuove tecnologie.

La realizzazione del progetto dell’Unione dell’energia dipende dall’impegno politico di tutti gli attori pubblici e privati, compresi gli Stati membri e gli enti regionali e locali. L’Unione europea deve essere in grado di reagire agli imprevisti, cogliere nuove opportunità e prevedere le tendenze future e adattarvisi. Ogniqualvolta sarà necessario la Commissione si avvarrà del suo diritto di iniziativa per definire una risposta adeguata agli eventi.

Quanto gioca il ruolo dei cittadini nello spingere l’Ue a essere più incisiva verso gli Stati membri e chiedere target più stringenti per rinnovabili, efficienza energetica e taglio delle emissioni?

I cittadini giocano un ruolo fondamentale nella transizione energetica in atto. Grazie al crollo dei costi delle fonti rinnovabili, e in un futuro prossimo degli accumuli energetici, sta emergendo il modello dei ‘prosumers’ – ovvero dei cittadini che producono e autoconsumano energia in loco. Insieme all’efficienza energetica, le nuove tecnologie permettono ai cittadini non solo di ridurre la bolletta ma anche di operare direttamente sul mercato energetico.

Quale sarà il ruolo delle utility nel prossimo futuro? Come cambieranno i loro assetti?

Anche le utility sono chiamate a contribuire alla transizione energetica in atto. Vogliamo imprese europee forti, innovative e competitive che sviluppino i servizi energetici e la tecnologia necessaria per conseguire gli obiettivi di efficientamento energetico dell’economia (e del parco edilizio in primis) e mettere a punto le tecnologie e i processi a basse emissioni di carbonio da commercializzare non solo in Europa, ma in tutto il modo.

Quanto giocherà l’efficienza energetica nelle politiche di contenimento dei gas serra?

L’efficienza energetica è un pilastro fondamentale dell’Unione dell’energia. E’ la fonte di energia meno costosa. Per questo ci siamo dati a livello europeo l’obiettivo indicativo di migliorare di almeno il 27% l’efficienza energetica entro il 2030. E questa quota potrebbe essere aumentata al 30% in seguito ad un riesame entro il 2020. L’obiettivo finale è che il risparmio e l’efficienza energetica possano competere alla pari con la produzione di energia. Il riscaldamento e l’aria condizionata rappresentano insieme la principale fonte di domanda energetica in Europa e assorbono la maggior parte delle importazioni di gas. Per questo la Commissione presenterà entro l’anno una nuova strategia per promuovere maggiore efficienza e uso di fonti rinnovabili in questo settore.

 

VolpiGiulio Volpi

Giulio Volpi è Desk Italia presso l’Unità Energie Rinnovabili & CCS della Direzione Generale Energia della Commissione Europea – l’organo esecutivo dell’UE. In questo ruolo si occupa in particolare di generazione distribuita, autoconsumo e bioenergie.

Giulio Volpi ha maturato una significativa esperienza internazionale in materia di energie rinnovabili, efficienza energetica e lotta ai cambiamenti climatici. Ha iniziato la sua carriera a Bruxelles come analista per lo studio internazionale di consulenza ECOTEC. Ha poi lavorato per il Programma clima ed energia del WWF Internazionale, dove ha ricoperto l’incarico di Responsabile europeo per le energie rinnovabili a Bruxelles, e in seguito di Coordinatore del programma clima ed energia per l’America Latina. Giulio è stato anche consulente internazionale in materia di sviluppo sostenibile per il settore privato e per l’ONU.

Giulio Volpi si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Pisa a pieni voti. Ha conseguito un Master europeo in Management Ambientale presso la Business School dell’Università Erasmus di Rotterdam. Nel 2014 ha ottenuto il diploma di specializzazione in regolazione dei mercati energetici presso la Florence School of Regulation dell’Instituto Universitario Europeo di Fiesole.

Giulio Volpi è stato Fellow del Marshall Fund e Exchange Student del American Field Service.



Articoli correlati

Quanto è verde l’Europa?

La comparazione di dati statistici richiede sempre un certo tempo, soprattutto se i dati in questione sono riferiti a 28

L’evoluzione e il futuro delle rinnovabili in un’infografica

Sai che la prima cella solare è stata sviluppata nel 1954? Che le rinnovabili negli ultimi anni hanno rappresentato oltre

Un futuro fatto solo di rinnovabili: l’ambizione pulita della California

La California sarà cento per cento rinnovabile. Lo Stato governato da Jerry Brown ha approvato un disegno di legge che